Dipinto a olio che ritrae Ludwig van Beethoven seduto su un divano, con un violino tra le mani, vestito con un cappotto scuro e una cravatta bianca.
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Biografia di Ludwig van Beethoven: Un Legato Immortale e le Grandi Opere (Capitolo Finale)

Biografia di Ludwig van Beethoven: Un Legato Immortale e le Grandi Opere (Capitolo Finale)

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Arthur

Cura Storica

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Beethoven ci lasciò il 26 marzo 1827, all'età di 56 anni, a causa di cirrosi epatica. L'autopsia, va detto, offrì anche importanti indizi sulle origini della sua sordità. Sebbene il suo carattere impetuoso, la diarrea cronica e la sordità stessa siano coerenti con la malattia arteriosa, una teoria alternativa collega la sua condizione uditiva al tifo contratto nell'estate del 1796. Due piste, due misteri.

La malattia arteriosa, per inciso, è una condizione che può infliggere danni seri a cervello e cuore, portando a patologie gravi, spesso devastanti.

Beethoven è universalmente annoverato tra i più grandi, se non il più grande, compositore di tutti i tempi. L'immenso corpus delle sue composizioni musicali, paragonabile senza indugi alle opere di William Shakespeare, tocca le vette più alte della genialità umana. È un faro, un culmine.

Tracciando un bilancio della sua vita e della sua imminente fine, durante i suoi ultimi giorni, Beethoven – uomo che mai fu così eloquente con le parole come lo era con la musica – prese in prestito un motto, una formula latina, che concludeva spesso le opere teatrali dell'epoca.

Plaudite, amici, comoedia finita est, che significa: Applaudite, amici, la commedia è finita.

Beethoven perso nei pensieri, seduto nudo tra angeli e con un'aquila ai suoi piedi: questa l'immagine creata dall'artista Max Klinger, nel 1902 - Ubicazione: Museo di Belle Arti di Lipsia (Germania)
Beethoven perso nei pensieri, seduto nudo tra angeli e con un'aquila ai suoi piedi: questa l'immagine creata dall'artista Max Klinger, nel 1902 - Ubicazione: Museo di Belle Arti di Lipsia (Germania)

ALCUNE DELLE COMPOSIZIONI PIÙ NOTE DI BEETHOVEN INCLUDONO:

Sinfonia N. 3 - Era il 1804. Poche settimane dopo che Napoleone Bonaparte si era autoproclamato imperatore di Francia, Beethoven presentò la sua Sinfonia n. 3, dedicata proprio a Napoleone. Mentre l'intera Europa osservava con un misto di ammirazione e terrore, Beethoven stesso – dobbiamo immaginarlo – ammirava, aborriva e, in un certo senso, si identificava con Napoleone, un uomo di capacità apparentemente sovrumane, di un solo anno più anziano di lui. Una personalità complessa, un genio di fronte a un altro.

Beethoven iniziò a comporre quest'opera nel 1804, sebbene il suo completamento fu più volte posticipato per dedicarsi ad altri progetti. È una delle sue opere più note al pubblico moderno, immediatamente riconoscibile per le sue prime quattro, inconfondibili, note sinistre. Un inizio potente, indimenticabile.

Per Elisa - Nel 1810, Beethoven la completò, questa melodia tenera e celeberrima (che significa "Per Elisa"), eppure non fu pubblicata se non ben 40 anni dopo la sua scomparsa. Solo nel 1867, quasi per caso, venne scoperto da uno studioso di musica tedesco il manoscritto originale, che si credeva perduto. Un tesoro ritrovato.

Sinfonia N. 7 - Beethoven diede il via alla composizione di un'opera tra le più energiche e ottimiste, destinata a debuttare a Vienna nel 1813, a beneficio dei soldati feriti nella battaglia di Hanau. Un gesto di profonda umanità, intriso di note vibranti.

Sinfonia N. 9 - Ode alla gioia: La nona e ultima sinfonia di Beethoven, completata nel 1824, rimane senza ombra di dubbio la più grandiosa e imponente realizzazione dell'illustre compositore. Un inno universale, una celebrazione della fratellanza che trascende il tempo. Un monumento sonoro.

https://youtu.be/s71I_EWJk7I

 

di Roseli Paulino - @arteeartistas

 


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