
Autoritratti di Frida Kahlo: Vita, Dolore e la Genesi di un'Artista (Parte 1)
Un viaggio intimo tra vita, dolore e la straordinaria nascita artistica di Frida Kahlo, attraverso i suoi autoritratti più emblematici. Questa è la prima parte della nostra profonda analisi.
Ti invito a scoprire gli autoritratti di Frida Kahlo, un ciclo di opere che svelano la vita intensa e le profondissime emozioni di quest'artista messicana.
Frida dipinse circa 55 autoritratti nel corso della sua esistenza, impiegando l'arte quale veicolo potentissimo per dare voce ai suoi tormenti fisici ed emotivi, alle sue battaglie politiche, alla sua identità culturale.
Le sue tele si distinguono per i colori vibranti, un simbolismo possente, uno sguardo diretto, persino penetrante.
Magdalena Carmen Frieda Kahlo y Calderón, o semplicemente Frida Kahlo, un pilastro della cultura messicana: la sua eredità materna indigena e il feminismo sono temi centrali, costantemente presenti nella sua opera.
Come tanti artisti che hanno impresso la propria impronta nella storia dell'arte attraverso le loro creazioni nelle diverse discipline, Frida è andata oltre. Molto oltre.
La sua opera, la sua storia, vivono nei numerosi autoritratti che parlano della sua lotta per rimanere in vita. E ci è riuscita.... la sua opera è eterna.
Frida ha fatto del dolore la sua materia prima. Il suo nutrimento.
La passione per la vita, un turbinio di sentimenti, esplode nei suoi innumerevoli autoritratti.
La sua arte, pur intrisa di malinconia, irradia calore, pulsa di vita.
Ma ciò che più ci affascina, ci turba, è che nonostante tanta sofferenza, non si è mai ammantata di lutto. Frida era colore, prediligeva vestirsi di fiori.
Colpita dalla poliomielite a soli sei anni, rimase purtroppo con una menomazione al piede destro. Questo la portò a indossare pantaloni per un certo periodo. Eppure, furono le lunghe gonne stampate a trasformarsi nel suo tratto distintivo, rendendola un'icona nel mondo della moda.
Questo è uno dei suoi primissimi autoritratti, dove Frida indossa un abito di velluto rosso bordeaux. Ed è ritenuto uno dei più belli, in assoluto.
Lo inviò ad Alejandro, il suo fidanzato di allora, sperando di rimanere impressa nella sua mente.
Alejandro partì per l'Europa nel marzo del 1927; i suoi genitori, infatti, non volevano che continuasse a frequentare Frida.
Frida gli scrisse innumerevoli lettere, dopo la loro separazione.
Questa tela, secondo molti studiosi dell'artista, è la più surrealista in assoluto. La più complessa, capace di offrirci innumerevoli piste interpretative.

Frida possedeva un volto unico, peculiare. Lontano dalla donna comune.
Le sue folte sopracciglia unite, nere, non mancavano mai nei suoi autoritratti; nemmeno i baffetti, che lei non celava, e che l'hanno sempre accompagnata.
Surrealista? Quando etichettavano la sua opera in quel movimento, l'artista negava, affermando di non dipingere affatto sogni.
Eppure, è frequente imbattersi in simboli, nella magia del sogno, nelle sue tele. Ci offrono innumerevoli, nuove, strade interpretative.

In questo quadro, Frida indossa un abito maschile. Vestita così, rinuncia a tutta la sua femminilità, così come si presenta.
Sullo sfondo, terra con oscure gole.
Inizialmente si dipinge nuda, ma poi copre la parte inferiore con ciò che sembra un lenzuolo d'ospedale.
Una colonna spezzata prende il posto della sua spina dorsale.
La colonna pare sull'orlo del crollo, destinata a trasformarsi in macerie.
Penetrando dalla vita fino al mento, la colonna sembra fallica; la connotazione sessuale si rivela ancor più palese, data la bellezza del seno e del busto di Frida.
Sebbene tutto il suo corpo sia sostenuto dal corsetto, lei trasmette un messaggio di trionfo spirituale. Una forza indomita.
Ha lacrime sul viso, ma guarda avanti. Sfida se stessa, sfida il pubblico, a fronteggiare la sua condizione.

Dolore e sofferenza sono temi ricorrenti nella pittura di Frida. Onnipresenti.
Nel dipinto "Il Cervo Ferito", Frida si raffigura nel corpo di un cervo maschio.
Il corpo trafitto da frecce, emblema delle sue ferite fisiche e affettive, un'espressione di profondo dolore le solca il volto.

Nel quadro "Diego e Io", Frida ha i capelli sciolti intorno al collo. Indizio di strangolamento. Una stretta soffocante.
Ha perso la sua maschera di riserbo. Ogni difesa è crollata.
È palese: la causa della sua angoscia è il marito Diego, per il quale le sue sopracciglia fungono da palcoscenico.
Un terzo occhio, che allude all'acume mentale e visivo predominante di Rivera, si schiude sulla fronte di Frida. Un simbolo potente.
Dalla piramide di cinque occhi raffigurati in questo quadro, solo quelli di Frida si incrociano. Si incontrano. S'interrogano.
Il fatto che Rivera fosse sempre nei pensieri di Frida si rivela anche nel suo diario, gran parte del quale è un poema d'amore per lui: "Diego, sono sola."
Poi, qualche pagina più avanti: "Mio Diego. Non sono più sola. Tu mi accompagni. Tu mi fai addormentare e mi rianimi."
Un'altra volta, disegnò due volti che assomigliano a vasi. O anfore.
"Non piangere con me," dice uno.
L'altro risponde: "Sì. Piangerò con te."
In un momento più romantico, scrisse: "Diego: niente si paragona alle tue mani e niente eguaglia il verde-oro dei tuoi occhi."
"Il mio corpo si riempie di te, giorno dopo giorno."
"Sei lo specchio della notte."
"La violenta luce del fulmine."
"L'umidità della terra."
"La tua ascella è il mio rifugio."
"Le mie dita toccano il tuo sangue."
"Tutta la mia gioia è sentire la tua vita sbocciare dalla tua fonte-fiore che la mia custodisce per riempire tutti i sentieri dei miei nervi che ti appartengono."

Per comprendere il resto di questo viaggio, prosegui nel nostro prossimo articolo: Autoritratti di Frida Kahlo: Passioni, Politica e l'Eredità di un'Icona (Parte 2).









