Pittura surrealista a olio di Giorgio de Chirico, raffigurante Ettore e Andromaca in toni di blu e grigio, con elementi architettonici distorti.
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Ettore e Andromaca, pittura di Giorgio de Chirico

Ettore e Andromaca, pittura di Giorgio de Chirico

A

Arthur

Cura Storica

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Questo quadro è ritenuto uno dei vertici di Giorgio de Chirico. Non solo una pittura, bensì il ritratto di una relazione coniugale votata al tragico. Traspare, evidente, una profonda ispirazione e influenza: dalla mitologia, dalla filosofia, dalla psicanalisi freudiana e, con ogni probabilità, dalla sua stessa vissuta esperienza.

A partire dal 1911, a Parigi, De Chirico cominciò a frequentare i circoli delle avanguardie. Eppure, rimase sempre esterno a qualsiasi schieramento, anzi, polemizzando spesso con le loro tendenze. Difatti, il suo animo restò fedele alla cultura d'origine, quella della Grecia Antica, con i suoi rimandi pregnanti alla mitologia e all' arte classica.

Oltre la mitologia, trasse ispirazione, per tutta la vita, anche dall'architettura. Voleva creare opere capaci di attirare l'osservatore in un mondo al tempo stesso familiare e, stranamente, inquietantemente perturbante. La chiave di volta della sua intera opera? L'amore incondizionato che nutrì per il passato classico.

Questi elementi, tuttavia, appaiono bloccati o estraniati dal loro contesto, talvolta fusi con elementi moderni: locomotive, ciminiere. Molti dei suoi quadri presentano spazi urbani nei quali le figure umane sono quasi sempre assenti. Il tempo, lì, sembra non scorrere mai. Sono luoghi silenziosi, con prospettive apparentemente fallaci, tra lunghe ombre e filari di edifici porticati, quali elementi di un'architettura atemporale.

I protagonisti di quest'opera sono personaggi del mito e, non a caso, sono rappresentati senza volto. Sono Ettore, il principe troiano, figlio di Priamo, e Andromaca, la sua sposa, che Omero ci narra uniti da un amore tanto profondo quanto sfortunato.

La rappresentazione di figure umane come manichini è una costante nelle opere di De Chirico. È un oggetto d'arredo, un manichino, combinato con altri oggetti e citazioni apparentemente casuali. Forse, in questo, si cela un'allusione all'assenza di personalità dell'uomo contemporaneo, ridotto a un mero automa.

Le lunghe ombre? Suggeriscono la fine dell'ora meridiana.

Eppure, un dettaglio bizzarro emerge dalla tela, quasi un enigma: lo scenario è deserto, gli spazi architettonici inabitabili. Non sono semplici sfondi, bensì scenari scenografici che non hanno la funzione di marcare lo spazio, ma piuttosto di creare un'atmosfera magica e surreale. Sì, magica, e profondamente surreale.

La prospettiva , riconoscibile nel pavimento a tavole di legno, non è coerente con il resto dello scenario. Una dissonanza voluta.

Pittura surrealista a olio di Giorgio de Chirico, raffigurante Ettore e Andromaca in toni di blu e grigio, con elementi architettonici distorti.
Ettore e Andromaca. Giorgio de Chirico. 1912

Quest'opera è un esempio lampante della capacità inaudita di De Chirico: plasmare un mondo parallelo, dove realtà e fantasia si fondono in un'atmosfera unica, quasi ipnotica, che ci avvolge.

Un vero e proprio invito, questo, per l'osservatore: penetrare un universo incantato e smarrirsi nelle sue stesse profondità più recondite.

Un'opera che continua, oggi come ieri, a stregare e ispirare generazioni di artisti e, non da meno, di amatori d'arte.



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