
Manabu Mabe – Vita e Opera
Manabu Mabe – Vita e Opera
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Manabu Mabe, un artista nipo-brasiliano, si è imposto all'attenzione generale per il suo contributo all'arte astratta. Il suo stile, inconfondibile, è riconosciuto come una sintesi magistrale di influenze giapponesi e occidentali.
Nel corso della sua carriera, l'artista ha sperimentato tecniche variegate. Le principali: pittura, incisione e illustrazione. Ogni tela, ogni tratto, un passo avanti.
La sua dedizione all'astrazione, quella peculiare capacità di far emergere profondità emotive, lo ha reso una figura centrale nella storia dell'arte brasiliana e, più ampiamente, nell'astrazione stessa.

Vide la luce il 14 settembre 1924 a Kumamoto, in Giappone. Un inizio lontano.
Nel 1934, la sua famiglia emigrò in Brasile. Si stabilirono a Lins, nell'entroterra paulista, per dedicarsi alle piantagioni di caffè. Una vita nuova, radici diverse.

Arrivò il 1945. Manabu, contro il volere del padre, cominciò a dipingere, così, senza pretese formali. Una passione irrefrenabile.
Due anni dopo, nel 1947, un viaggio a San Paolo cambiò tutto. Incontrò l'artista Tomoo Handa, il quale, intuendo il suo talento, lo spronò a non abbandonare la pittura. Un incontro decisivo.
Gli anni Cinquanta. Un decennio vibrante, pieno di promesse per quel giovane artista. Fu un turbine.
Mabe divenne una figura di spicco, inevitabile, nel panorama artistico brasiliano.
Il suo lavoro? Una fusione senza eguali. Elementi della pittura tradizionale giapponese si mescolavano con l'espressionismo astratto occidentale. Un ponte tra mondi.

Nel 1950, la sua prima esposizione. Fu all'Associazione degli Artisti di San Paolo. Un passo audace.
L'anno seguente, 1951, espose al Salone Nazionale di Belle Arti di Rio de Janeiro. La sua arte iniziava a farsi strada.
Nel 1953, fu presente alla II Biennale Internazionale d'Arte di San Paolo. E così proseguì, instancabilmente, per tutto il decennio. Culminò nel 1959, quando si aggiudicò il "Premio Miglior Pittore Nazionale". Un trionfo.
Sempre nel 1957, si trasferì con la famiglia a San Paolo, nel quartiere Jabaquara, a due passi dalla Liberdade. Quella zona, nota per ospitare la colonia giapponese della capitale paulista, conserva ancora oggi quel retaggio culturale.
Gli anni 1957 e 1959 lo videro esporre nella sua terra natale. Partecipò all'Esposizione Internazionale di Tokyo. Un ritorno alle origini, con successo.
Nel 1959, Mabe fu insignito del prestigioso premio Braun Editions alla I Biennale dei Giovani Artisti a Parigi. La rivista Time, senza esitazione, lo proclamò: "L'Anno di Manabu Mabe". Un'affermazione globale.

Il 1960 lo vide già artista acclamato. Ricevette il Premio Fiat alla 30ª Biennale Internazionale d'Arte di Venezia. Il mondo lo riconosceva.
Il suo legame con altri artisti nipo-brasiliani si consolidò negli anni Sessanta. La prima esposizione del 1961, all'OEA (Artisti Giapponesi delle Americhe), fu solo l'inizio. Poi, nel 1964, al Museo d'Arte Moderna di Rio de Janeiro e, ancora, in molte altre rassegne lungo il secolo. Una comunità si formava.
Una data triste: 30 gennaio 1979. Dopo una mostra a Tokyo, ben 153 delle sue tele erano a bordo di un Boeing cargo della Varig. La rotta: Tokyo-Rio de Janeiro, con scalo a Los Angeles.
L'aereo scomparve. Si inabissò nell'Oceano Pacifico, a circa 30 minuti di volo (200 km a ENE) da Tokyo. Un mistero irrisolto.
Le cause restano ignote. I rottami non furono mai ritrovati. E le pitture? Perse per sempre. Un vuoto incolmabile.
Il valore stimato superava 1,24 milioni di dollari USA. Non solo arte, ma un tesoro.

Negli anni '80, la sua produzione fu instancabile. Realizzò un pannello a Washington per la Pan American Union, illustrò un Libro di Hai-Kais, e perfino ideò il fondale per il Teatro Provinciale nella sua Kumamoto, in Giappone. Un uomo, mille talenti.
Mabe non si fermò. Continuò a dipingere, ad esporre. Nel 1986, un meritato omaggio: una retrospettiva al Museo d'Arte Moderna di San Paolo. Un tributo alla sua grandezza.
Ha mantenuto tre atelier in altrettanti paesi: San Paolo, New York e Tokyo. In ciascuno, assorbiva influenze nuove, lasciando la sua impronta inconfondibile ovunque andasse. Un cittadino del mondo, con il pennello in mano.

Manabu Mabe si spense a San Paolo il 22 settembre 1997. La causa? Un'infezione, conseguenza di un trapianto renale. Un epilogo inatteso.
Eppure, il suo lascito vive. Le sue opere brillano in prestigiose collezioni museali, custodite da appassionati e collezionisti in ogni angolo del globo. L'arte, eterna.
GALLERIA – ARTE COMMENTATA
Le pitture di Manabu Mabe? Spesso si accostano a quelle dell'artista catalano Antoni Tàpies, e all'arte informale europea. Un dialogo, inaspettato, tra visioni diverse.

"Ho un mio stile di pittura. L'ho sviluppato io, a prezzo di fatica immensa e tenacia. È immediatamente riconoscibile. Unico, direi."
Per scherzo, lo battezzai 'mabismo'." – Manabu Mabe, settembre 1994
Analisi dell'Opera – Agonia, 1963

Nel dipinto "Agonia", l'artista ha saputo accostare e scolpire la pittura con una spatola. Questa tecnica gli ha permesso di ottenere una ricchezza di texture. Un gesto meditativo.
Il tema? Lui lo descrisse come pura espressione dell'angoscia esistenziale, quella generata dalle opposizioni binarie dell'esperienza umana. Vita e morte, luce e ombra.
E spiegò: "Dall'antichità più remota fino ai giorni nostri, l'uomo sopravvive sotto i segni ineludibili della vita e della morte. È la nostra condizione."
Lo spirito della vita è costruttivo, mentre quello della morte risplende, magnifico, nello spazio."

Per la composizione, volle rappresentare questi contrasti. Come? Attraverso una tavolozza di colori caldi e freddi, e un sapiente gioco di diverse texture. Una danza visiva.
Un campo blu, quasi uniforme, predomina sull'intera tela. Poi, d'improvviso, viene spezzato da una massa gestuale di colori: ruggine, grigio e bianco. Il tutto trafitto da un'esplosione di rosso vivo. Un pugno nell'occhio.
Graffiò segni enigmatici su quella massa gestuale. Poi, una fessura lineare si estese lateralmente. Il significato implicito? Quella linea avrebbe potuto proseguire all'infinito. Senza fine.
Sebbene sia incerto che incoraggiasse una lettura simbolica specifica di forme o palette, le opposizioni e le divergenze che costruì suggeriscono, in modo eloquente e formale, il contrasto di emozioni che definiscono l'umana condizione. Profondo.
"Agonia" di Manabu Mabe fu inclusa alla VII Biennale d'Arte di San Paolo. In seguito, venne acquisita e donata alla Sezione Arti Visive dal presidente della Biennale, Francisco Matarazzo Sobrinho. Un riconoscimento duraturo.









