
Biografia de El Greco: Le Origini Greche e il Viaggio nel Rinascimento Europeo
Biografia di El Greco: Un percorso attraverso le sue origini greche e l'impronta lasciata nel Rinascimento europeo.
Doménikos Theotokópoulos, l'artista nato in Grecia ma che trascorse gran parte della sua esistenza in Spagna, fu qui soprannominato El Greco (Il Greco). La sua vita, così come la sua arte, furono intrise di una fede profonda e tangibile. Maestro di una lunga tradizione iconografica bizantina, una volta stabilitosi definitivamente in Spagna, attinse in modo preponderante al Rinascimento italiano e spagnolo per la sua ispirazione.
In un dettaglio curioso, impiegò oltre quattro anni, operando in condizioni a dir poco soffocanti.
Doménikos Theotokópoulos vide la luce il primo ottobre 1541 a Creta, un'isola greca che all'epoca rientrava nei domini della Repubblica di Venezia. Della sua infanzia si hanno scarse notizie, salvo il fatto che scelse la via dell'arte sin da giovanissimo.
Nella sua città natale, avviò la carriera come pittore di icone. Questo genere ritrattistico era un modo assai diffuso per rappresentare soggetti religiosi con una resa statica, intrisa di devozione. A soli 22 anni, il giovane artista era già considerato un maestro di quest'arte post-bizantina. Negli anni seguenti alla sua formazione, ricevette commissioni per dipingere pale d'altare destinate alle chiese ortodosse del luogo.
Verso i ventisei anni, intraprese un viaggio verso Venezia, mosso dalla spinta di perseguire le sue ambizioni artistiche, calcando le orme dei maestri che lo avevano preceduto. A Venezia, trovò la sontuosità e l'ispirazione che cercava, immerso non solo nell'arte bizantina, ma anche nel fulgore del Rinascimento italiano. Fu in quel periodo che entrò a far parte dell'atelier di Tiziano, universalmente stimato come uno dei più grandi pittori del suo tempo. Iniziò a studiare con fervore gli elementi della pittura rinascimentale, concentrandosi in particolare sulla prospettiva e sulla costruzione figurativa, con l'intento di imparare a raffigurare narrazioni complesse. Eppure, da giovane pittore straniero, il suo lavoro non fu accolto con entusiasmo.
Nel 1570, dopo un triennio a Venezia, si trasferì a Roma. Qui dimorò negli appartamenti di un munifico mecenate, il Cardinale Alessandro Farnese. Tale posizione lascia intendere una rete di conoscenze solida, forse una raccomandazione giunta da un amico veneziano. In questo frangente, Theotokópoulos si unì all'accademia dei pittori e aprì un proprio studio, affiancato da due apprendisti.
Fu a Roma che affinò ulteriormente le sue capacità artistiche, cominciando a plasmare uno stile davvero singolare. Trovò ispirazione e novità negli artisti manieristi, i quali rifiutavano gli ideali di proporzione armoniosa, equilibrio, bellezza statica e naturalismo che avevano caratterizzato il Rinascimento. Ciò diede vita a opere che fondevano le figure agili, allungate e idealizzate e la ricchezza cromatica del Rinascimento, con le prospettive audaci, le altezze insolite e i gesti impetuosi dei manieristi, il tutto filtrato dalla sua immaginazione straripante e dalla sua visione espressiva della vita. La tensione visiva che riusciva a creare attraverso distorsioni artificiali e colori irreali evocava un dramma narrativo, infondendo un palpito emotivo, psicologico e spirituale alle sue tele.
Nel 1577, si spostò in Spagna, dirigendosi dapprima a Madrid e poi a Toledo, un crocevia commerciale, storico, religioso e artistico. Fu proprio in questo frangente e luogo che gli amici iniziarono a chiamarlo per la prima volta El Greco. Tuttavia, il soprannome potrebbe anche derivare dal suo periodo in Italia, dove era prassi identificare un artista con il suo luogo d'origine. Dato che egli soleva firmare i suoi quadri con il nome completo in caratteri greci, l'appellativo El Greco metteva ancora più in risalto le sue radici, di cui era fierissimo. Poco dopo il suo arrivo, si trovò circondato da amici intellettuali e generosi mecenati, conquistando così il rispetto artistico che tanto desiderava, grazie a due importanti commissioni per le chiese locali.
El Greco non fu semplicemente un pittore di soggetti sacri, ma un uomo di fede profonda, che viveva immerso in quel mondo spirituale. Questa fase artisticamente intensissima della sua vita, peraltro, coincide con la sua conversione al cattolicesimo. Egli era un aristocratico nel portamento, agendo con una certa superiorità, convinto che "il linguaggio dell'arte sia di origine celeste e possa essere compreso solo dagli eletti", e di essere stato plasmato da Dio per riempire il mondo e l'universo di dipinti.
Nel 1578, ebbe un figlio da Dona Jeronima de Las Cuevas. Sebbene entrambi fossero riconosciuti ufficialmente come coppia in lettere e altri documenti, non si sposarono mai. Questo approccio poco convenzionale generò varie speculazioni su un precedente, ignoto, matrimonio a Creta.
Nel corso del primo decennio del 1580, El Greco fu incaricato di dipingere per il Re Filippo II, all'epoca il sovrano più opulento e potente d'Europa. Ciò gli avrebbe finalmente offerto l'opportunità di divenire pittore di corte. Tuttavia, quando presentò le opere al re, quest'ultimo non le gradì affatto e congedò El Greco, costringendolo a far ritorno a Toledo.
Fiero della sua visione artistica, El Greco non mutò mai il suo modo di dipingere, incurante degli ostacoli che gli si presentavano. Tornato a Toledo, però, fu lieto di essere accolto con la medesima stima che aveva già conosciuto.
Ma la storia custodisce un dettaglio bizzarro:
Per comprendere il prosieguo di questo percorso, continua la lettura nel nostro prossimo articolo: Biografia de El Greco: Il Maestro di Toledo, L'Eredità Artistica e Le Opere Immortali.









