
L'Eredità di Anita Malfatti: Analisi delle Opere Chiave e il Suo Impatto sul Modernismo Brasiliano
L'eredità di Anita Malfatti: un'analisi profonda delle sue opere più significative e l'influenza indelebile che esercitò sul Modernismo brasiliano.
Nel 1963, un anno prima della sua scomparsa, Anita allestisce una mostra personale alla Casa do Artista Plástico e riceve anche l'ultimo tributo in vita, una retrospettiva completa del suo lavoro.
Nel 1964, il 6 novembre a San Paolo, Anita Malfatti si spegne. Ci lascia però un'eredità preziosa per l'arte brasiliana: introduce un nuovo stile pittorico che, nonostante l'iniziale forte rifiuto, a poco a poco avrebbe influenzato un'intera generazione di artisti.
"Ho cercato ogni tecnica, per poi tornare direttamente alla semplicità; non sono più né moderna né antica, ma scrivo e dipingo ciò che mi incanta." - Anita Malfatti
OPERE PRINCIPALI
- LA STUPIDA

La tela è edificata attraverso l'uso del colore, in una sinfonia di aranci, gialli, blu e verdi, che esaltano le zone cromatiche delineate da linee nere, perlopiù diagonali. In primo piano, una figura angolosa e asimmetrica accoglie un'applicazione irregolare della pittura. Gialli, azzurri e verdi: un gioco cromatico che mette in risalto le aree definite da linee nere, sovente diagonali.
Nel volto della figura ritratta, l'espressione anomala e sfuggente della giovane è messa in evidenza da tratti neri, in piena sintonia con l'estetica espressionista dell'irrazionale e del disarmonico. Lo sfondo, invece, è concepito con rapide pennellate, fungendo da contrappunto.
Il personaggio sfoggia uno sguardo lontano, quasi perso in un universo esclusivamente suo. I suoi occhi scuri sono delimitati da contorni neri, con sopracciglia a forma di accento circonflesso. I capelli neri, spartiti a metà, le coprono le orecchie.
Lo sfondo della composizione è dipinto in blu e verde, creando un contrasto netto con l'abbigliamento della figura e la sua sedia.
- TROPICALE

Desiderosa di essere riconosciuta come artista nella sua terra, la pittrice abbandona l'ispirazione espressionista, iniziando a infondere alle sue creazioni un tocco più realistico.
La sua opera ‘Tropicale’ , fu il primo dipinto moderno con un soggetto brasiliano. In essa l'artista raffigura una donna dalla pelle mista. La figura è immortalata mentre trasporta un cesto di frutti tropicali, ritraendo, in un certo senso, il volto del Brasile di quell'epoca.
– Il Faro

È questa una delle opere più celebri di Anita Malfatti. In questo quadro, il paesaggio trova una maggiore armonia con la presenza umana, attraverso le costruzioni che modellano la scena.
L'artista dipinse questa tela mentre ancora studiava negli Stati Uniti. Il suo professore, Homer Boss, era solito portare i suoi studenti sull'Isola Monhegan, nel nord del paese, dove sorgeva questo faro, già effigiato da altri pittori.
"DIPINGEVAMO NEL VENTO, SOTTO IL SOLE, TRA LA PIOGGIA E LA NEBBIA. TELE SU TELE. C'ERA LA TEMPESTA, C'ERA IL FARO, C'ERANO LE CASETTE DEI PESCATORI CHE SCIVOLAVANO GIÙ PER LE COLLINE, C'ERANO I PAESAGGI CIRCOLARI, IL SOLE E LA LUNA E IL MARE. IL PIÙ GRANDE PROGRESSO DELLA MIA VITA LO REALIZZAI SU QUELL'ISOLA E IN QUEL PERIODO DI ATMOSFERE COSÌ SPECIALI. VIVEVO INCANTATA DALLA PITTURA.” Anita Malfatti
Nel suo primo anno, Anita entra in contatto con l'effervescenza modernista, visitando le mostre con immensa curiosità. I suoi studi, però, restano piuttosto tradizionali. All'accademia segue corsi di disegno, prospettiva e storia dell'arte. L'interesse per i nuovi linguaggi si approfondisce grazie alle lezioni private con il professor Fritz Burger-Mühlfeld (1867 - 1927). Questo artista, legato al post-impressionismo tedesco, le apre orizzonti artistici ben oltre gli approcci convenzionali. La presenza del modernismo nella sua formazione si accentua poi nei corsi con Lovis Corinth (1858 - 1925) ed Ernst Bischoff-Culm. Già nel 1912, visitando la grande retrospettiva d'arte moderna Sonderbund a Colonia, Anita si era familiarizzata con la produzione contemporanea. Nei ritratti dipinti dall'artista in quel periodo traspare l'assimilazione delle nuove poetiche. Il contorno classico persiste, ma i colori sono impiegati in modo espressivo, rivelando un dinamismo superiore e più contrastato rispetto al disegno. Pur non entrando in conflitto con le forme, è evidente che gli elementi agiscono con dinamiche differenti. Anita espone questi quadri nella sua prima personale, nel 1914, dopo il suo ritorno a San Paolo.
Nel 1915, l'artista intraprende un nuovo periodo di studi, questa volta negli Stati Uniti, frequentando le lezioni di Homer Boss (1882 - 1956) presso l'Independent School of Art. La frequentazione con questo insegnante americano e l'atmosfera avanguardista della scuola proietta in avanti lo sviluppo della libertà moderna già coltivata in Germania. È qui che realizza alcune delle sue opere più celebri, come Il Faro (1915), Torso/Ritmo (1915/1916) e L'Uomo Giallo (1915/1916). In questi dipinti, il disegno abbandona l'impegno con la verosimiglianza classica, acquisendo un significato più interpretativo. Talvolta, il contorno spesso e sinuoso presenta le figure come una massa pesante e voluminosa. In altri lavori, con un tratto più chiuso, il colore è appiattito e compone ritratti e paesaggi liberi, attraverso l'articolazione di superfici in tinte contrastanti.
In Brasile, nel 1917, l'artista lega questa libertà compositiva con le forme alla critica nazionalista contro i modelli di rappresentazione importati. Dipinti come Tropicale (1917), originariamente intitolato Negra Baiana, e Caboclinha (1907) fanno parte di questo impegno. Tutte queste opere vengono raccolte nella sua seconda personale: l'Esposizione d'Arte Moderna, nel dicembre del 1917. La mostra ha ripercussioni determinanti per il suo lavoro. Le reazioni sono variegate. Se da un lato l'esposizione favorisce un avvicinamento tra gli artisti e gli intellettuali che, più tardi, avrebbero realizzato a San Paolo la Settimana dell'Arte Moderna del 1922, dall'altro diventa bersaglio di una violenta reazione contro i linguaggi moderni. Le posizioni avverse alle avanguardie di origine europea, il cui maggiore esponente è Monteiro Lobato (1882 - 1948), considerano l'esposizione uno spreco del talento di Anita, la quale si abbandonava a stranierismi abbaglianti e mistificatori.
Una tale reazione, per alcuni, scuoterà la fiducia dell'artista, provocando un impatto violento sulla sua carriera; per altri, Anita oscillava già tra schemi formali più realistici e soluzioni più vicine al modernismo internazionale. Dopo l'esposizione del 1917, si accosta al linguaggio tradizionale e prende lezioni dall'accademico Pedro Alexandrino (1856 - 1942). Anche i suoi lavori diventano più realistici. Incoraggiata dal gruppo che avrebbe poi realizzato la Settimana d'Arte Moderna, tra cui Menotti Del Pichia (1892 - 1988), Oswald de Andrade (1890 - 1954) e Mário de Andrade (1893 - 1945), Anita, intorno al 1921, si interessa nuovamente ai linguaggi d'avanguardia. Alla Settimana d'Arte Moderna di San Paolo, nel 1922, l'artista espone nuovamente le tele presentate nel 1917 insieme a nuove opere moderniste, venendo considerata da Sérgio Milliet (1898 - 1966) la maggiore artista della mostra.
Nel 1923, Anita ottiene finalmente la borsa di studio del Pensionato Artistico dello Stato – che non era riuscita a conquistare con l'esposizione del 1914 – e parte per Parigi, dove rimane per cinque anni. Durante il suo soggiorno, prende le distanze dalle posizioni più controverse dell'avanguardia. Dipinge scene d'interni come Interno di Monaco e La Rentrée, e si accosta al fauvismo e alla semplicità della pittura primitiva. L'artista non rinnega il modernismo, ma ne evita gli aspetti più dirompenti. Al suo ritorno in Brasile, nel 1928, si interessa a temi regionalisti e si volge alle forme tradizionali, come la pittura rinascimentale e l'arte naïf.
L'attrazione per una pittura più fluida e disinvolta avvicina Anita al gruppo di pittori della Famiglia Artistica Paulista - FAP. Si riconosce nella ricerca di una pittura spontanea e ben realizzata, non vincolata a modelli affermati né smarrita nel desiderio di innovazione. Dagli anni '40 in poi, l'artista si dedica sempre più spesso a dipingere scene di vita popolare. Negli anni '50, il popolare non è solo un tema, ma viene anche integrato nelle forme, influenzato dall'arte non colta. Nel 1963, un anno prima di morire, allestisce una personale alla Casa do Artista Plástico e riceve una retrospettiva del suo lavoro alla 7ª Biennale Internazionale di San Paolo. È l'ultimo omaggio che riceve in vita.
GALLERIA DI ALCUNE OPERE














