
Biografia di Enrico Bianco
Biografia di Enrico Bianco
Ti invito a scoprire la vita e il percorso artistico di Enrico Bianco, un talentuoso artista contemporaneo.
La biografia di Enrico Bianco svela non solo la sua eccezionale maestria tecnica, ma anche il suo legame profondo con la natura e la spiritualità, elementi che si riflettono nitidamente nelle sue creazioni.
Approfondendo la conoscenza di Enrico Bianco, si spalancherà davanti a te un universo di colori, forme ed emozioni capace di catturare e ispirare.
Pittore, incisore, disegnatore e illustratore, l'italiano Enrico Bianco vide la luce a Roma il 18 luglio 1918.
Giunse in Brasile ancora adolescente, coltivando la sua arte nel pieno dell'effervescenza del modernismo brasiliano, un fenomeno avviato dal Movimento Modernista del 1921 a Rio de Janeiro e consolidatosi poi con la Settimana d'Arte Moderna del 1922 a San Paolo.
Frequentò assiduamente grandi maestri della pittura brasiliana, tra cui Candido Portinari, di cui fu allievo. Ebbe l'amicizia di Burle Marx e raccolse lodi sperticate da figure di spicco nel panorama artistico, come Antonio Bento e Pietro Maria Bardi.
Avendo scelto il Brasile come sua seconda patria, essendosi stabilito qui definitivamente, e avendo qui realizzato gran parte della sua opera, con un'influenza innegabile di artisti locali, e assumendo come fulcro del suo lavoro la vita, i costumi e la società brasiliana, Bianco può essere a pieno diritto annoverato tra i pittori del Brasile.
Suo padre, Francesco Bianco, fu deputato per la Democrazia Cristiana. Era corrispondente internazionale e scrittore per il "Jornal do Brasil" in Italia.
Il Brasile, dunque, fu sempre presente nella sua esistenza.
La madre, Maria Bianco-Lanzi, era una pianista con una vita culturale intensa; fu lei a spronarlo verso la carriera artistica.
Con l'ascesa del fascismo in Italia, il Jornal do Brasil, attraversando la crisi degli anni '30, licenziò Francesco dalla sua posizione di corrispondente in Italia.
Sua madre morì improvvisamente; a seguito di ciò, la famiglia emigrò in Brasile, terra che Francesco aveva già conosciuto nel 1920.
Era il 1937 quando Enrico Bianco e la sua famiglia giunsero in Brasile, stabilendosi a Rio de Janeiro; e così l'artista rimase per sempre in questa nazione.
Erano passati sei mesi dal suo arrivo in Brasile quando il pittore Paulo Rossi gli suggerì di visitare un'opera che Portinari stava allestendo presso la sede del Ministero dell'Educazione.
Andò, ma vi trovò soltanto tre assistenti: Burle Marx, Inês e Ruben Cassa.
Notando le difficoltà che i tre incontravano nell'ingrandimento, ad affresco, della mano di un cercatore d'oro, chiese di poter provare e, ottenuto il consenso, dipinse da solo quel particolare.
Poco dopo giunse Portinari e, con l'intuito del maestro, percepì l'intervento, domandando con una certa irritazione: «Chi ha fatto quella mano lì?»
Gli allievi indicarono Bianco, rannicchiato in un angolo, al quale il maestro, in apparenza, non diede grande attenzione.
Bianco, se l'avesse saputo, non ci sarebbe nemmeno andato; ma, dato che ormai era lì, si trattenne, apprezzando lo sviluppo dell'opera.
Verso l'ora di pranzo, decise di tornare a casa, salutando Portinari, che gli chiese, con la sua solita energia: «Ma dove va?»
Bianco rispose: «Vado a casa.»
Il maestro gli tese la mano, con la medesima espressione corrucciata, e gli domandò: «Ma domani torna, non è così?»
Fu così che, un poco alla volta, il giovane pittore si integrò nel team di Portinari, divenendo, per lunghi anni, un prezioso collaboratore.
La «mano del cercatore d'oro», il primo intervento di Bianco nella pittura del maestro, è ancora lì, dove fu dipinta.
L'influenza di Portinari su Bianco affiora chiaramente in molti dei suoi dipinti.
Il pittore crebbe, sviluppò una sua identità artistica, ma non si distaccò mai dallo stile che aveva assimilato e imparato a rispettare.
Il sodalizio tra Bianco e Portinari, se da un lato gli portò soltanto orgoglio e ammirazione, dall'altro gli procurò anche delle grane, notoriamente a causa dell'avversione di alcuni politici brasiliani verso Portinari, soprattutto per la sua ideologia e le sue posizioni politiche.
Sebbene il maestro non fosse un attivista, il semplice fatto di manifestare simpatie per il comunismo lo poneva sotto la lente d'ingrandimento del maccartismo e, con lui, tutti coloro che lo seguivano.
Nel 1960, il Messico si occupava dell'organizzazione della sua 2ª Biennale e, volendo includere alcuni artisti brasiliani, inviò qui un rappresentante, il quale, tra gli altri, invitò Enrico Bianco, con l'incarico di preparare tre opere appositamente per l'evento.
Siccome l'Itamarati si era offerto di coprire le spese di viaggio, si ritenne in diritto di rivedere la lista degli invitati, depennando Bianco, con la giustificazione che essendo nato in Italia, non rappresentava, di fatto, l'arte brasiliana.
A malapena si riuscì a celare l'avversione per il pittore.
Bianco nacque in Italia ma si formò in Brasile, all'ombra di uno dei più grandi maestri brasiliani.
La sua tematica era interamente incentrata sulla nostra terra, sulla nostra gente, sulle nostre usanze.
Rubem Braga si schierò in sua difesa, in un articolo pubblicato dalla rivista Manchete:
«Ho visto i quadri. Sono migliori di quanto mi aspettassi, sono buoni esempi di pittura moderna in qualsiasi parte del paese e del mondo, e sono opere di un pittore formatosi in Brasile, sensibile ai richiami e al sentire della vita brasiliana; sono, dunque, lavori eccellentemente rappresentativi della pittura brasiliana in ogni mostra internazionale. Io li ho visti e i critici non possono certo contraddirmi, perché i critici non li hanno visti.»
Enrico Bianco è considerato da alcuni critici un discepolo addirittura più talentuoso del maestro stesso, il che gli valse una posizione costante al vertice delle preferenze dei collezionisti sul mercato, annoverato tra gli artisti più quotati.
Tuttavia, Bianco non si rivolse mai a Portinari con il "tu": solo con l'appellativo di maestro.
Un caso esemplare di italiano rispettoso verso colui che gli aveva dischiuso le porte del mondo.
Questo nostro caro italiano, cittadino di Ipanema, superò i novant'anni. Si spense a Rio de Janeiro, l'8 marzo 2013. Una lezione di vita, d'arte e di prospettiva sul mondo.
Forse il più brasiliano degli italiani, o il più italiano dei brasiliani.
BIOGRAFIA DI ENRICO BIANCO: GALLERIA DI ALCUNE DELLE SUE OPERE









