
Caravaggio: Genio e Dannazione. Origini, Vita Tumultuosa e Ascesa di un Artista Rivoluzionario
Il pittore ribelle che ha sconvolto l'arte barocca. Un viaggio nelle origini, nella vita turbolenta e nell'incredibile parabola artistica di Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, tra chiaroscuri e passione.
Caravaggio è un personaggio intrigante, anzi direi proprio affascinante, nella storia dell'arte; celebre tanto per la sua genialità artistica quanto per l'esistenza tumultuosa che condusse.
Le sue tele, così realistiche e cariche di dramma, contraddistinte da un uso della luce e dell'ombra che fu una vera e propria innovazione, superano le barriere del tempo, commuovendo e ispirando ancora oggi.
Qui, ci immergeremo nel vissuto e nelle creazioni di questo indiscusso maestro del Barocco italiano, per svelare i suoi capolavori cardine e l'eco profonda che lasciarono sull'arte occidentale.
Caravaggio, artista italiano, fu attivo tra il 1593 e il 1610, portando il suo genio attraverso città come Roma, Napoli, Malta e la Sicilia.
Un uomo enigmatico, sì, ma anche incredibilmente affascinante, e innegabilmente pericoloso, così lo si descriveva.
Nelle figure che animano le sue tele, l'artista prediligeva volti e corpi di gente comune, ritraendoli nella loro schietta semplicità, immersi in un'ambientazione naturale dove la luce si erge a protagonista assoluta. È in questo gioco magistrale che l'oscurità delle scene viene squarciata dalla potente tecnica del chiaroscuro.
Caravaggio spinse questo principio estetico all'estremo, tanto da essere accusato di aver impiegato il corpo di una prostituta, rinvenuta morta nel Tevere, come modello per la sua celebre Morte della Vergine.
Il “caravaggismo” sarebbe divenuto sinonimo di una pittura dove la luce si manifesta in modo violento, fortemente contrastata, e che attingeva a piene mani dalla vita quotidiana, influenzando non pochi suoi seguaci.
BIOGRAFIA
Le informazioni biografiche attendibili su quest'artista sono purtroppo scarse.
Quel che possediamo è stato minuziosamente raccolto da registri giudiziari e comunali, oltre a una manciata di documenti sopravvissuti.
Sappiamo che vide la luce il 29 settembre 1571.
Da bambino, era noto come Michelangelo Merisi, un nome che rimandava alla sua nascita, avvenuta proprio nel giorno della festa dell'Arcangelo Michele.
L'artista crebbe diviso tra la placida cittadina agricola di Caravaggio (da cui trasse il suo celebre appellativo), immersa nella Lombardia, e la vibrante Milano, città dove il padre, un mastro muratore, svolgeva la sua professione.
Sebbene il loro status sociale fosse modesto, la sua famiglia godeva di legami con l'élite.
Sua zia, ad esempio, prestò servizio come balia per i figli della nobile famiglia Sforza; in particolare, il Marchese Francesco Sforza I e sua moglie, Costanza Colonna, furono tra i testimoni alle nozze dei genitori di Caravaggio nel 1571.
Costanza Colonna, in seguito, si sarebbe rivelata una fervente protettrice dell'artista, pur non avendo mai acquistato personalmente alcuna sua opera.
Nell'agosto del 1576, quando Caravaggio contava appena cinque anni, la città di Milano fu colpita da una virulenta epidemia di peste bubbonica.
Nonostante l'artista e la sua famiglia cercassero rifugio nelle campagne, nell'ottobre del 1577 il padre, i nonni paterni e lo zio erano già caduti vittime della pestilenza.
Nel 1592, a soli 21 anni, Caravaggio aveva già perso anche la madre e il fratello minore.
I possedimenti familiari furono ripartiti tra i fratelli superstiti e poi venduti; così, egli si stabilì definitivamente a Milano, dove si mantenne dipingendo ritratti.
È più che probabile che Caravaggio abbia intrapreso la sua carriera artistica dopo aver avuto modo di conoscere le opere dei grandi pittori rinascimentali.
Lo storico dell'arte David M. Stone notò come Caravaggio fosse stato influenzato da diversi maestri italiani, tra cui Giorgione, Palma Vecchio, Tiziano e Leonardo da Vinci.
Ricevette, di certo, una qualche forma di istruzione classica ed era ben consapevole dei maggiori artisti e delle teorie dominanti del suo tempo.
Non solo: utilizzò i testi di Giorgio Vasari come fonte d'ispirazione e stimolo per alcune delle sue creazioni.
Alla fine del XVI secolo, Milano si presentava come un crogiolo di pericoli e violenza, un terreno fertile, dunque, per sedurre e mettere alla prova un giovane artista sradicato, segnato dal trauma e forse, non ultimo, dall'animo focoso.
Coinvolto in un omicidio, l'artista fuggì a Roma nel 1592, rimanendovi fino al 1606.
In quel periodo, Caravaggio trascorse diversi mesi come assistente del pittore Giuseppe Cesari, un celebre frescante.
In tale incarico, il suo compito era principalmente dipingere fiori e frutta per gli sfondi.
Da questa esperienza trasse un'incredibile sensibilità per il dettaglio e un'autentica passione per le sfumature delle nature morte; qualità evidenti nella precisione con cui raffigurò frutta e flora nelle sue opere successive.
Concluso l'apprendistato presso Cesari, Caravaggio venne in contatto con il suo futuro mecenate, il Cardinale Francesco Maria del Monte.
Grazie a lui, l'artista ottenne alloggio, vitto e numerose commissioni artistiche, venendo inoltre introdotto nei più esclusivi circoli di collezionisti d'arte.
Come Del Monte, anche altri collezionisti romani di spicco furono attratti dalle tematiche delle prime opere di Caravaggio: celebrazioni della musica, opere di nature morte e ritratti sensuali di giovani androgini, come nel caso di Amor Vincit Omnia (1602), dove un cupido trionfa su simboli di guerra, scienza, musica e letteratura.
Questi generi e soggetti profani gli aprirono le porte del prestigioso mecenatismo romano, proiettandolo verso la fama artistica.
Nel 1599, il Cardinale Del Monte lo aiutò a ottenere la sua prima, importante commissione pubblica: la decorazione della Cappella Contarelli, all'interno della Chiesa di San Luigi dei Francesi con scene della vita di San Matteo.
Fu con questa commissione che l'artista si lanciò in una reinterpretazione radicale delle figure divine, destinata a diventare un tratto distintivo della sua intera carriera.
Umanizzò gli individui divini, raffigurandoli come persone del popolo, con i loro vizi e le loro virtù.
In tal modo, Caravaggio mise in discussione e sovvertì le figure immacolate e idealizzate del Rinascimento italiano e delle tradizioni classiche romane.
Esempi lampanti di tale approccio si rinvengono nella Morte della Vergine e in Giuditta e Oloferne; quest'ultimo dipinto ebbe un'influenza profonda su altri artisti, in particolare su Artemisia Gentileschi, che realizzò una serie di opere sullo stesso tema.
I dipinti religiosi di Caravaggio suscitarono critiche assai diverse, a causa del loro realismo e della giustapposizione di figure sacre con interni del XVII secolo, che infiammò non pochi critici.
Non di rado, in effetti, molte opere di Caravaggio furono respinte dalle istituzioni committenti, considerate blasfeme o indecenti nei loro ritratti.
Il soggiorno di Caravaggio a Roma si concluse in maniera decisamente drammatica.
I registri giudiziari indicano il suo coinvolgimento in un'infinità di alterchi, di natura via via più violenta; e fu spesso schermato da procedimenti grazie a testimoni riluttanti a confermare il suo coinvolgimento, per timore di ritorsioni da parte dei suoi influenti e potenti mecenati.
Uno di questi episodi, avvenuto il 24 aprile 1604, vide Caravaggio scatenare una rissa con un cameriere in un ristorante, arrivando a spaccare il volto dell'uomo con un piatto.
Un altro, ben più violento, che lo vide coinvolto in atti illegali, raggiunse il suo culmine il 28 maggio 1606, quando Caravaggio assassinò l'ex amico Ranuccio Tomassoni, forse nell'ambito di un duello.
Dopo questo tragico evento, Caravaggio fuggì da Roma, prima che le accuse formali per l'omicidio venissero mosse contro di lui;
il che lo condannò a un esilio indefinito dalla città, bollato come assassino e passibile di una condanna a morte che autorizzava chiunque, negli Stati papali, a riscuoltere una ricompensa monetaria per la sua uccisione.
In esilio, l'artista trascorse poi nove mesi a Napoli, città sotto controllo spagnolo, arrivandovi nel settembre del 1606.
In quel periodo, Caravaggio iniziò a sperimentare con più audacia colori e contrasti, prendendo ispirazione e, in un certo senso, il sopravvento su pittori veneziani come Tiziano.
Nel 1607, Caravaggio si trasferì a Malta.
Le sue opere di questo periodo sono facilmente distinguibili: iniziò a dipingere con pennellate sempre più rapide, privilegiando sfumature bruno-rossastre con maggiore enfasi.
Dopo aver trascorso appena un mese a Malta, Caravaggio si trovò coinvolto in una violenta rissa armata nella dimora dell'organista della Chiesa Conventuale di San Giovanni.
Questo brusco capovolgimento degli eventi portò a un arresto, alla sua successiva fuga dalla prigione e, infine, al suo arrivo a Siracusa nell'autunno del 1608.
In seguito, i cavalieri di Malta revocarono le onorificenze all'artista il 1° dicembre 1608.
Caravaggio si spostò da Siracusa a Messina, poi a Palermo e, infine, fece ritorno a Napoli nel 1609.
A Napoli, uomini armati sfregiarono il volto dell'artista per ragioni ignote, lasciandolo con ferite quasi mortali; rimase convalescente, gravemente ammalato.
Tra il 1609 e il 1610, dipinse l'autoritratto David con la testa di Golia, che inviò come una sorta di richiesta di perdono alla corte papale. Il perdono fu, in effetti, concesso, ma non gli giunse mai: morì prima.
Si spense il 18 luglio 1610, all'età di 39 anni, forse a causa della malaria.

EREDITÀ
Caravaggio è stato variamente identificato, sia come esempio del tardo stile manierista che come precursore dell'era barocca.
Un pittore dall'influenza artistica davvero formidabile, sia ai suoi tempi che fino ai giorni nostri.
Attorno al 1605, altri artisti romani iniziarono a emulare il suo stile distintivo; poco dopo, anche pittori al di fuori dell'Italia, quali Rembrandt e Diego Velázquez, inglobarono gli effetti drammatici di luce nelle loro opere, prendendolo a riferimento.
Lo stile di Caravaggio conquistò rapidamente seguaci devoti, che intrisero le proprie composizioni delle medesime qualità del maestro.
Le sue tele, peraltro, ispirarono anche importanti poeti del suo tempo, come Giambattista Marino.
Sebbene acclamato in vita, nel XVIII secolo, l'eredità di Caravaggio cadde quasi nell'oblio, salvo un certo interesse da parte di pittori neoclassici come Jacques-Louis David.
Il fascino moderno e contemporaneo per l'artista è in gran parte dovuto agli sforzi dello storico dell'arte italiano Roberto Longhi, la cui mostra a Milano nel 1951, accompagnata da una monografia pubblicata nel 1952, restituì all'artista il riconoscimento del pubblico e ne cementò l'attuale status.
Gli elementi teatrali presenti nelle tele di questo grande artista – la sua illuminazione, la sua drammaticità – permettono un facile traslazione nel cinema. Registi come David LaChapelle e Martin Scorsese lo hanno citato come fonte d'ispirazione.
In questo, essi hanno saputo convogliare la forza e l'obiettività delle immagini del pittore, impiegando le sue raffigurazioni di corpi imperfetti e la sua abilità nel costruire una narrazione partendo dal culmine per immergere gli spettatori nel loro proprio mezzo narrativo.
Oggi, Caravaggio è considerato uno dei più impressionanti "Moderni" tra i Grandi Maestri.
Per proseguire in questa affascinante esplorazione, vi invitiamo a leggere il nostro prossimo articolo: Caravaggio: Biografia e Opere Chiave: I Primi Capolavori e la Rivoluzione della Luce.









