
Futurismo: La Rivoluzione Artistica e il Manifesto di Marinetti
Futurismo: La Rivoluzione Artistica e il Manifesto di Marinetti
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Il Futurismo, un movimento artistico e letterario, vide la luce in Italia agli albori del XX secolo.
Il suo scopo principale? Difendere una rottura netta, totale, con ogni retaggio culturale del passato, in ogni singolo ramo dell'arte. Valorizzava, in maniera quasi dogmatica, coraggio, audacia e rivoluzione.
Fu nel febbraio del 1909 che il movimento diede il via alla sua opera di trasformazione della cultura italiana, grazie alla pubblicazione del Manifesto Futurista, firmato dal poeta Filippo Tommaso Marinetti.
Pur essendo stato inizialmente stampato su A Gazeta da Emília, in Italia, trovò poi risonanza internazionale, riprodotto, solo poche settimane più tardi, sulla prima pagina del celebre quotidiano francese Le Figaro.
Il manifesto invocava la glorificazione del progresso, dell'industria e della meccanizzazione, chiedendo con forza di spazzare via vecchie idee e desuete istituzioni.
Fu questo il primo di una lunga serie di manifesti che il gruppo avrebbe poi pubblicato.
Le idee di Marinetti non tardarono ad attrarre il consenso di artisti del calibro di Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Gino Severini e Carlo Carrà. Essi intuirono il potenziale di quelle visioni, capaci di tradursi in un'arte moderna, figurativa, in grado di sondare le proprietà intrinseche dello spazio e del movimento.
Il Manifesto Futurista
Vogliamo cantare l'amore per il pericolo, l'abitudine all'energia e il coraggio intrepido.
Coraggio, audacia, ribellione: questi saranno gli elementi essenziali della nostra poesia.
La letteratura ha, finora, esaltato l'immobilità pensosa, l'estasi, il sonno.
Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo e il pugno.
Affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità.
Un'automobile da corsa, col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dal fiato esplosivo... un'automobile ruggente, che corre sulla mitraglia, è più bella della Vittoria di Samotracia.
Vogliamo intonare inni all'uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, essa stessa lanciata in corsa sul circuito della sua orbita.
È necessario che il poeta prodigalizzi con ardore, fasto e munificenza per aumentare il fervore entusiasta degli elementi primordiali.
Non v'è più bellezza, se non nella lotta.
Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro.
La poesia dev'essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per costringerle a prostrarsi dinanzi all'uomo.
Siamo sul promontorio estremo dei secoli!... Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell'Impossibile?
Il Tempo e lo Spazio sono morti ieri.
Noi viviamo già nell'assoluto, poiché abbiamo già creato la velocità eterna e onnipresente.
Noi vogliamo glorificare la guerra – unica igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.
Vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni tipo, e combattere il moralismo, il femminismo e ogni viltà opportunistica e utilitaria.
Canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa;
canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne;
canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri incendiati da violente lune elettriche;
le stazioni ingorde, divoratrici di serpenti che fumano;
le officine appese alle nubi per i fili contorti dei loro fumi;
i ponti, simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, scintillanti al sole con un luccichio di coltelli;
i piroscafi
avventurosi che fiutano l'orizzonte, le locomotive dal petto largo, che battono i binari come enormi cavalli d'acciaio imbrigliati di vagoni;
e il volo radente degli aerei, la cui elica freme al vento come una bandiera, e sembra applaudire come una folla entusiasta.
Il gruppo nacque a Milano, certo, ma il movimento prese rapidamente piede, diffondendosi a Torino e Napoli. Negli anni a seguire, poi, Marinetti si adoperò con energia per promuoverlo anche all'estero.
Se Marinetti fu l'indiscusso scrittore, teorico e promotore del Futurismo, la leadership artistica fu saldamente nelle mani di Umberto Boccioni.
È dall'Italia che lanciamo per il mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria, con il quale fondiamo oggi il "Futurismo", perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d'archeologi, di ciceroni e d'antiquari.
È ora che l'Italia smetta di essere un mercato di rigattieri.
Vogliamo liberarla dagli innumerevoli musei che la coprono come tanti cimiteri.
I principi futuristi, in un'ardente brama di rinnovamento, cercavano nuove realtà come punti di riferimento. Le trovavano nelle macchine, capaci di trasmettere, a loro dire, forza, velocità, energia, movimento e persino disumanizzazione.
Il pensiero futurista virò verso la misoginia e la bellicosità, offrendo un terreno fertile e opportuno per il successivo pensiero fascista d'origine italiana.
Nel 1910, insieme a Balla, Carrà, Severini e Luigi Russolo, redassero il Manifesto dei Pittori Futuristi, dichiarando: "il desiderio di lottare con tutte le nostre forze contro la religione fanatica, insensata e snob del passato e di esaltare ogni tentativo di originalità, per quanto audace, per quanto violento sia, per sostenere e glorificare il nostro mondo quotidiano, un mondo che sarà continuamente e splendidamente trasformato dalla scienza vittoriosa."
Nel 1911, il gruppo espose i propri lavori per la prima volta alla Mostra d'Arte Libera, a Milano.
Molti dei dipinti esposti mostravano pennellate filamentose e un uso audace di colori brillanti.
Le opere ritraevano lo spazio frammentato e fratturato, con temi incentrati su tecnologia, velocità e violenza.
Tra i dipinti spiccava Il Lavoro di Umberto Boccioni, considerata la prima pittura futurista, in virtù del suo stile avanzato d'influenza cubista.
La reazione del pubblico fu variegata.
Critici francesi, sia dal mondo letterario che da quello artistico, espressero la loro ostilità, mentre altri lodarono con entusiasmo il contenuto innovativo.
Per comprendere il resto di questo percorso, continua nel nostro prossimo articolo: Futurismo: Dinamismo, Velocità e le Opere Salienti del Movimento.









