Un'opera astratta a olio di Joan Miró, dove colori pastello e linee geometriche creano un paesaggio onirico e surreale.
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Joan Miró: Vita, Opere e L'Eredità Indelebile di un Maestro

Joan Miró: Vita, Opere e L'Eredità Indelebile di un Maestro

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Arthur

Cura Storica

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Il genio dedicò la sua anima a dipingere il soffitto della cappella più celebre al mondo.

Ritratto di Vincent Nubiola - Biografia e opere di Joan Miró

Sorprendentemente, impiegò oltre quattro anni a lavorare in condizioni quasi asfissianti.

Joan Miró e il Surrealismo

Tratti e colori. Neri e bianchi che si confrontano, fianco a fianco, o uno sopra l'altro. Nulla è lasciato al caso, però, nel surrealismo del catalano Joan Miró.

La sua opera si distingue, netto, da quella degli altri surrealisti. C'è un ritorno all'infanzia nelle sue forme, nelle sue cromie.

Miró si serve di simboli e segni eterogenei: astrali, animali, vegetali. Essi compongono un peculiare ponte tra il mondo onirico e l'immaginazione.

Questo ritratto vide la luce quando Miró aveva appena ventiquattro anni. Aveva già tastato il cubismo e il fauvismo, ma il suo stile non era ancora compiuto.

È un'opera che s'inserisce nelle sue prime produzioni artistiche. Un periodo segnato dall'influenza dei post-impressionisti, Van Gogh e Cézanne in primis.

Le Influenze su Miró

In opere come 'Cavallo, Pipa e Fiore Rosso' si scorge chiaramente l'influenza del contatto con i dadaisti.

La 'Bottiglia di Vino' rivela quanto i surrealisti ponessero l'accento sul subconscio. Quest'opera, inoltre, offre uno spunto sulle potenziali applicazioni artistiche delle tecniche automatiche del gruppo, radicate nell'immaginazione e nella libera associazione.

Miró non era artista facile da cogliere, con l'obiettivo, mentre era intento nel suo processo creativo.

La maggior parte degli scatti che conosciamo del maestro, tuttavia, sono opera di Joaquim Gomis (1902-1991), fotografo catalano e, non meno importante, suo grande amico.

L'Evoluzione di Miró

Questi tre dipinti di grande formato appartengono a una serie di trittici che Miró realizzò nei primi anni '60, nel suo nuovo studio a Maiorca.

Nel 1961, dopo tre viaggi negli Stati Uniti, Miró cominciò a distillare ulteriormente, approfondendo le sue scoperte precedenti.

Questo progresso fu preannunciato da 'Blu I, II, III'.

Gli ultimi anni della carriera di Miró si distinsero per un uso copioso del nero. E per un modo libero, quasi sfrenato, di stendere il colore sulla tela, che si traduceva in abbondanti gocciolamenti e schizzi.

L'immediatezza delle sue opere migliori rimane, tutt'oggi, inimitabile.

I temi primordiali che perseguì – la terra, il cielo, l'umano trasfigurato – e i mezzi scelti per esprimerli – semplicità compositiva, pennellate sicure e decise, colori perlopiù primari – delinearono uno dei corpi d'opera più significativi dell'arte del ventesimo secolo.

Verso la fine della sua vita, Miró depurò gli elementi della sua cifra artistica: punti, linee, pochi simboli. Anche la palette cromatica si ridusse drasticamente, impiegando, di base, solo bianco e nero.


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