Pittura murale a olio della Cappella Sistina, che mostra il soffitto dipinto da Michelangelo nei toni del blu e dell'oro, con figure alate.
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La Cappella Sistina: Il trionfo di Michelangelo Buonarroti in Vaticano

La Cappella Sistina: Il trionfo di Michelangelo Buonarroti in Vaticano

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Arthur

Cura Storica

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La Cappella Sistina fu eretta da Papa Sisto IV nel 1470, quale parte delle numerose opere intraprese per il restauro di Roma dopo il trasferimento del papato da Avignone.

Misura circa quaranta metri di lunghezza per quattordici di larghezza. È, senza dubbio alcuno, una delle maggiori attrazioni per i turisti che visitano Roma.

Situata in Vaticano, le opere di Michelangelo Buonarroti sono considerate il tesoro più grande che la storia dell'arte annovera. Rappresentano uno dei massimi successi pittorici mondiali: prima gli affreschi del soffitto, poi, quasi trent'anni dopo, il Giudizio Universale sulla parete dell'altare della cappella.

Oltre ai capolavori di Michelangelo, la cappella vanta dipinti su tutte le pareti laterali, realizzati da diversi artisti di spicco del tardo Quattrocento, tra cui Sandro Botticelli, Domenico Ghirlandaio e Pietro Perugino.

L'intero ciclo pittorico illustra svariati passaggi della Bibbia.

Oltre Michelangelo: Le Pareti Laterali

Sebbene il soffitto catturi ogni sguardo, la Cappella Sistina era già una galleria magistrale ben prima che Michelangelo salisse sui ponteggi.

Sulle pareti laterali, maestri del calibro di Botticelli, Perugino e Ghirlandaio narrarono le vite di Mosè e di Cristo.

Si tratta di un dialogo affascinante, intessuto tra la delicatezza del primo Rinascimento e la forza monumentale che sarebbe venuta dopo. Ciò trasforma lo spazio in un vero compendio della migliore pittura italiana del XV secolo.

Cappella Sistina - Pitture di Michelangelo Buonarroti
Affresco del Soffitto della Cappella Sistina. 1508-1512. Vaticano

La pittura del soffitto della Cappella Sistina, è, senza alcun dubbio, una delle più grandi opere d'arte mai create.

Da sola, basterebbe a rendere immortale il nome di Michelangelo, elevandolo a gigante tra gli artisti.

Le dimensioni dell'opera tolgono il fiato.

L'impatto è indescrivibile; ancor più quando si pensa che fu realizzata da questo grande maestro del Rinascimento italiano, quasi senza aiuto, nell'arco di quattro anni.

Non sorprende affatto che i suoi contemporanei lo conoscessero come 'Il Divino'.

Lo Sforzo Fisico del Genio

Dimenticate l'immagine romantica di Michelangelo che dipinge sdraiato comodamente.

L'artista lavorò per quattro anni in piedi, il collo teso all'indietro e le braccia sollevate.

L'inchiostro gli gocciolava costantemente sul viso, compromettendo la sua vista per mesi.

In una delle sue poesie, giunse persino a scherzare sul proprio sacrificio, affermando che il suo corpo si era trasformato in un "arco di lutto" pur di dare vita alle figure del soffitto.

Immagini Intatte

Scena in cui Dio separa la luce dalle tenebre. Cappella Sistina. Michelangelo

Le divinità presero corpo, sentimento ed espressione umana attraverso i pennelli di Michelangelo.

La scena in cui Dio separa la luce dalle tenebre è resa con tale realismo da dare l'impressione che il Padre sia più vicino agli occhi degli osservatori di quanto non lo sia la realtà stessa.

Michelangelo fu capace, con il suo lavoro perfezionista, di creare un effetto di alto rilievo nelle sue pitture, che permette appunto questa sensazione.

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Il Segreto dell'Anatomia di Adamo

La scena più famosa della Cappella Sistina nasconde un dettaglio che affascina medici e storici: il manto che avvolge la figura di Dio presenta un contorno identico a quello di un cervello umano in sezione sagittale.

Michelangelo, che dissezionava cadaveri per comprendere a fondo la muscolatura, avrebbe lasciato lì una vera e propria firma intellettuale, suggerendo che il "tocco divino" di Dio all'uomo fosse, in realtà, il dono dell'intelligenza e della coscienza.

IL GIUDIZIO UNIVERSALE

Dopo aver affrontato innumerevoli difficoltà durante i quattro lunghi anni dedicati alla pittura del soffitto, tra il 1508 e il 1512, Michelangelo tornò nel 1536 per realizzare un'altra opera sulla parete dell'altare: il Giudizio Universale, concluso solo nel 1541.

Michelangelo ricevette questa commissione. Si dice che non volesse accettare, e arrivò a pensare che si sarebbe liberato del compito quando Papa Clemente morì, poco dopo.

Tuttavia, il nuovo Papa, Paolo III, rinnovò l'invito.

E quando Michelangelo tentò di rifiutare, adducendo altri impegni, Paolo III rispose:

"Per trent'anni ho desiderato averti al mio servizio. Ora che sono Papa, non vedrò appagato questo desiderio?"
Giudizio Universale

Ispirandosi al poema Inferno di Dante Alighieri, di cui l'artista era profondo ammiratore, e all'inno latino Dies Irae (Giorno d'Ira), Michelangelo rivela, attraverso enormi figure umane, mescolate in modo quasi soffocante, la cruda realtà della morte e della paura.

Al centro di questo ammasso di corpi, si erge un Cristo giovane e atletico – con Maria alle spalle che evita di guardarsi attorno per non assistere all'esecuzione delle punizioni – che tiene la mano alzata, come a sollevare i morti, convocandoli all'ora del giudizio.

Cristo è circondato dai santi, che proclamano tutto ciò che hanno sofferto e chiedono la loro ricompensa.

Le figure che si ergono dalle tombe, alla destra di Cristo, sono richiamate dal suono delle trombe angeliche.

I dannati precipitano all'inferno, sulla sinistra.

Il mitologico Caronte li conduce sulla sua barca attraverso il fiume Stige.

In un certo senso, l'ascesa protestante e la Controriforma modificarono l'incrollabile fiducia dell'artista nei principi umanistici, cosa che egli dimostrò magnificamente nella tensione apocalittica del Giudizio Universale.

CURIOSITÀ

Immagine 1 - Cappella Sistina - Pitture di Michelangelo Buonarroti

Biagio da Cesena era il maestro di cerimonie di Papa Paolo III, e non faceva che criticare e istigare il Papa riguardo alle rappresentazioni di figure nude di Michelangelo, affermando che sarebbero state più appropriate per una "taverna pubblica" che per la Cappella Sistina.

Così Michelangelo, per vendicarsi, lo dipinse sulla scena, avvolto da un serpente, una vipera che gli mordeva gli organi genitali, in procinto di essere scaraventato nel secondo cerchio dell'Inferno.

Quando Cesena protestò, Papa Paolo III (che Dio lo benedica) rispose: "Io non ho giurisdizione sull'Inferno".

Per individuarlo nel dipinto, è l'ultima figura nell'angolo destro, che sta bruciando ancora oggi nell'inferno del Giudizio Universale di Michelangelo.

Michelangelo dipinse se stesso come San Bartolomeo, adagiato su una nuvola, in alto e a destra della figura centrale del giovane Cristo.

Tutti i santi reggono un oggetto che simboleggia il loro martirio.

Egli tiene in mano la sua pelle scorticata, forse per scherzo, un gesto macabro sui suoi sforzi a beneficio dell'arte.

Autoritratto - Cappella Sistina - Pitture di Michelangelo Buonarroti
Autoritratto nella figura di San Bartolomeo. Michelangelo Buonarroti

La Cappella Oggi: Il Conclave

Ben oltre la sua veste di museo, la Cappella Sistina conserva la sua funzione sacra e politica fino ai giorni nostri.

È proprio tra le pareti affrescate da Michelangelo che i cardinali si riuniscono in segreto assoluto per il Conclave.

Quando il fumo bianco sale dal camino temporaneamente installato sul tetto, il mondo intero sa che un nuovo Papa è stato eletto, riaffermando che l'opera d'arte più celebre al mondo è ancora un palcoscenico vibrante di decisioni che plasmano la storia.



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