Dipinto a olio che ritrae l'artista Leonilson seduto su una sedia semplice, con espressione introspettiva e sfondo neutro.
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LEONILSON: vita e opera

LEONILSON: vita e opera

A

Arthur

Cura Storica

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Indice dell'Articolo

Pittore, disegnatore e scultore, Leonilson viene spesso annoverato tra gli artisti della cosiddetta Generazione 80; eppure, la sua arte sfuggiva a categorizzazioni, non si allineava ai movimenti o agli stilemi dei suoi contemporanei.

La sua poetica era un'indagine profonda sull'esistenza. Affrontava sentimenti, gioie, conflitti interiori, i dubbi più reconditi e le sue angosce, le paure. E, soprattutto, il drammatico confronto con la sieropositività, scoperta verso la fine della sua vita.

Critici brasiliani e internazionali hanno riconosciuto alla sua produzione un immenso valore concettuale per l'arte brasiliana. Era il ritratto autentico, instancabile, di una generazione. E, proprio perché toccava corde così cruciali, intrinsecamente legate alla soggettività umana, il suo lavoro riesce ancora a stimolare profonda identificazione e un dialogo universale nell'ambito dell'arte contemporanea.

BIOGRAFIA

José Leonilson Bezerra Dias venne alla luce il 1° marzo 1957, nella città di Fortaleza, nel Ceará.

Nel 1961, la sua famiglia si trasferì a San Paolo, stabilendosi nella capitale dello stato.

Sul finire degli anni Settanta, il giovane Leonilson cominciò il corso di Educazione Artistica presso la FAAP (Fundação Armando Álvares Penteado). Lì ebbe come maestri Nelson Leirner, Julio Plaza e Regina Silveira.

Tra il 1978 e il 1981, frequentò il Centro de Estudos Aster, dove seguì lezioni di acquerello con Dudi Maia Rosa.

Verso la fine del 1981, partì per Madrid, in Spagna, dove tenne la sua prima mostra personale alla galleria Casa do Brasil. Approfittò del viaggio per visitare anche altre nazioni europee.

In Italia, a Milano, incontrò l'artista brasiliano Antonio Dias, un incontro che avrebbe lasciato un segno profondo sulla sua opera successiva.

Nel 1982, tornò in Brasile. Inizialmente, i suoi lavori si accostavano alle atmosfere dell'opera di Antonio Dias, ma con un'enfasi decisamente maggiore sull'erotismo.

Le forme nei suoi disegni erano avvolte da un contorno scuro, tracciato con la grafite.

Ben presto, cominciò a elaborare elementi che avrebbero riaffiorato costantemente nella sua produzione, fino agli ultimi giorni della sua esistenza.

Dipinto acrilico senza titolo di Leonilson del 1983, con forme e contorni astratti che evocano la fase iniziale della sua opera.
Senza Titolo, Leonilson. 1983
Acrilico su tela, (91 x 180cm )
Collezione Gilberto Chateaubriand - Museu de Arte Moderna do Rio de Janeiro

Verso la fine degli anni Ottanta, introdusse nelle sue opere l'uso del cucito e del ricamo, tecniche che divennero sempre più ricorrenti nella sua produzione.

Il mondo del cucito era un'eredità familiare: suo padre era un commerciante di tessuti e lui stesso era abituato a vedere sua madre ricamare.

Opera di Leonilson del 1986, 'Il Pescatore di Parole', acrilico su tela cerata, con elementi che richiamano il cucito e la scrittura.
Il Pescatore di Parole, Leonilson. 1986
Acrilico su tela cerata
Collezione privata

Nel 1989, espose 'Anotações de Viagem' (Note di Viaggio) alla Galleria Luisa Strina, a San Paolo. In quella mostra, presentò opere realizzate con bottoni, pietre semipreziose e ricami, introducendo così nuovi elementi derivati dall'arte della sartoria nei suoi lavori.

Queste opere richiamano immediatamente i ricami di Arthur Bispo do Rosario (1911-1989), un artista che Leonilson stimava profondamente e ammirava.

Nel 1991, l'artista scoprì di essere sieropositivo. Una rivelazione che avrebbe avuto un impatto profondissimo, quasi totalizzante, sulle sue opere future.

Nel 1992, realizzò la serie di sette disegni intitolata 'O Perigoso' (Il Pericoloso), affrontando con pungente ironia la sua stessa condizione.

Disegno a inchiostro nero di Leonilson del 1992, intitolato 'Il Pericoloso', parte di una serie che affronta con ironia la sua condizione di sieropositività.
Il Pericoloso, Leonilson. 1992
Inchiostro nero a penna su carta (30,50 x 23 cm)
Collezione Inhotim

L'artista morì giovane, a soli 36 anni, il 28 maggio 1993 a San Paolo, a causa dell'AIDS.

Ci ha lasciato un'opera che ancora oggi risuona, grazie al linguaggio intimista che impiegava e all'audacia del suo tratto, con cui osò esporre al pubblico la sua stessa condizione di vita.

Nello stesso anno, familiari e amici fondarono il Progetto Leonilson. Il loro scopo era organizzare gli archivi dell'artista, ricercare, catalogare e promuovere le sue opere.

Attraverso disegno, pittura, oggetti d'arte, ricamo, tessuti e installazioni, Leonilson espresse con un'intensità rara le sue passioni e le sue emozioni. I suoi lavori affrontavano temi come l'amore, l'abbandono, la perdita, la solitudine e la malattia.

Dopo la scoperta della sieropositività, la convivenza con la malattia pervase interamente la sua produzione artistica.

Molte opere di questa fase possono essere lette come veri e propri autoritratti.

Ne è un chiaro esempio l'opera 'Leo não Consegue Mudar o Mundo' (Leo non Riesce a Cambiare il Mondo), dove l'insofferenza si lega a un palpabile senso di impotenza.

La sua produzione iniziò a subire, dunque, uno spogliamento formale, una purificazione stilistica. Ma il contenuto restava immutato: utilizzava parole cariche di un profondo valore morale come "sincerità", "onestà" e "integrità".

Pittura acrilica di Leonilson del 1989, 'Leo non Riesce a Cambiare il Mondo', che mostra un testo e simboli ricamati su tela cerata.
Leo non Riesce a Cambiare il Mondo, Leonilson (1989) - Acrilico su tela cerata (156 x 95 cm)
Collezione Dias Reichert

Il suo ultimo lavoro, concepito per l'installazione 'Capela do Morumbi' (Cappella del Morumbi), era intriso di un profondo significato spirituale.

Sui tessuti leggeri e candidi, volle esprimere la fragilità ineludibile dell'esistenza.

Non mancano riferimenti ironici all'autorità e all'ipocrisia, evidenti nelle camicie morbide che rivestono le sedie e nei ricami "della falsa morale" e "del buon cuore". Eppure, c'è spazio anche per la speranza, simboleggiata dal ricamo "Lazzaro".

Installazione 'Cappella del Morumbi' di Leonilson del 1993, con tessuti bianchi, sedie rivestite e ricami che evocano spiritualità e critica sociale.
Installazione Cappella del Morumbi, Leonilson. 1993 Collezione Famiglia Bezerra Dias (San Paolo, SP)


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