
Cubismo: La Rivoluzione Artistica di Picasso e Braque (Parte 1)
Il Cubismo, un turbine creativo, ha ridefinito la percezione artistica all'inizio del XX secolo. Questa prima parte svela come Picasso e Braque abbiano guidato un cambiamento epocale, plasmando un nuovo linguaggio visivo e sfidando ogni convenzione. Un'immersione nelle radici di un movimento che ha lasciato un'impronta indelebile.
Il Cubismo, un movimento artistico che irrompe sulla scena agli albori del XX secolo, trovò in Pablo Picasso e Georges Braque i suoi alfieri indiscussi.
Lo storico dell'arte Ernst Gombrich lo descrisse così: "Il cubismo fu il tentativo più radicale di eliminare l'ambiguità e imporre una lettura dell'immagine – quella di una costruzione fatta dall'uomo, una tela colorata".
Il fermento cubista prese vita dopo che Pablo Picasso svelò l'audace pittura Les Demoiselles d'Avignon, opera poi riconosciuta come pre-cubista. Con la sua distorsione radicale delle figure, la resa dei volumi attraverso piani frammentati e una palette tenue, quest'opera anticipò alcune delle peculiarità fondanti del cubismo a venire.
Braque si affiancò a Picasso nelle primissime sperimentazioni e nell'evoluzione del cubismo. Prendendo spunto dall'enfasi di Paul Cézanne sull'architettura intrinseca della forma, questi artisti impiegarono molteplici punti di vista per scomporre le immagini in nette forme geometriche. Le figure non erano più modellate in uno spazio illusionistico; piuttosto, venivano raffigurate come dinamici intrecci di volumi e piani, dove sfondo e primo piano si fondevano in un'unica entità.
Avendo visionato l'opera di Picasso Les Demoiselles d'Avignon nel suo studio, Braque accelerò le sue affini esplorazioni nella semplificazione formale. Nell'estate del 1908, realizzò una serie di paesaggi in cui alberi e montagne apparivano come cubi e piramidi ombreggiati, riecheggiando strutture architettoniche. Fu con la sua personale che il Cubismo si palesò al pubblico, spingendo il critico d'arte francese Louis Vauxcelles a etichettare ciò che vedeva come "bizzarri cubi", conferendo così al movimento il suo celebre nome. Questa fase fu poi battezzata cubismo cezanniano.
Il 1907 fu un crocevia determinante per l'evoluzione del cubismo. Cézanne, scomparso l'anno precedente, fu omaggiato con una retrospettiva postuma delle sue opere al Salon di Parigi. L'adozione di forme geometriche per reinterpretare la natura si rivelò incredibilmente influente sia per Pablo Picasso che per Georges Braque. I due artisti si incontravano assiduamente per confrontarsi sui loro progressi; a volte, persino distinguere le loro opere diveniva un'impresa. Entrambi risiedevano a Parigi, nel celebre quartiere bohémien di Montmartre, negli anni che precedettero e durante la Grande Guerra, una vicinanza che agevolò non poco la loro collaborazione.
Nel 1912, il collezionista d'arte tedesco Daniel-Henry Kahnweiler, residente a Parigi e fervente sostenitore dell'opera di Picasso e Braque, rilasciò la sua prima intervista pubblica sul cubismo, senza dubbio in risposta al montante interesse verso il movimento.
Quando scoppiò la Prima Guerra Mondiale, Kahnweiler, in quanto cittadino tedesco, fu esiliato dalla Francia. Durante il conflitto, Léonce Rosenberg assunse il ruolo di primario mercante d'arte cubista a Parigi, fungendo da intermediario per Picasso negli anni tra le due guerre.
Nel corso del decennio del 1910, i cubisti dei saloni – così denominati poiché esponevano le loro opere al pubblico – non collaborarono a stretto contatto con Picasso e Braque, ma subirono l'influenza dei loro audaci esperimenti. Fu proprio grazie al lavoro di questi cubisti dei saloni che il movimento giunse a una più vasta notorietà pubblica. Tra i principali esponenti si annoverano: Robert Delaunay, Albert Gleizes, Fernand Léger, Juan Gris, Henri Le Fauconnier, Roger de La Fresnaye e Jean Metzinger.
Nel 1911, questi artisti esposero congiuntamente al Salon des Indépendants, introducendo così il cubismo a un pubblico più vasto. Il Salon operava senza giuria, e la reazione popolare dipendeva da come e dove le tele venivano allestite. I cubisti, con astuzia, assunsero il controllo del comitato dei neoimpressionisti, assicurandosi che le loro opere fossero appese insieme in una sala, quasi a formare una scuola coerente. Le pitture generarono un'autentica commozione, come lucidamente notò l'artista Albert Gleizes: "Mentre i giornali suonavano l'allarme per avvertire la gente del pericolo, e mentre si appellavano alle autorità pubbliche affinché facessero qualcosa al riguardo, compositori, satirici e altri uomini d'ingegno e spirito provocarono grande piacere tra le classi oziose giocando con la parola 'cubo', scoprendo che era un veicolo assai adatto a indurre il riso che, come tutti sappiamo, è la principale caratteristica che distingue l'uomo dagli animali".
Analogamente al cubismo di Picasso e Braque, anche gli altri artisti non rimasero fedeli al movimento dopo la Prima Guerra Mondiale, tenendo solo esposizioni sporadiche tra il 1918 e il 1925.
Le diverse fasi del Cubismo
Cubismo Cezanniano o primitivo (1908-09)
Questa fase embrionale del movimento prese slancio dalla retrospettiva di Paul Cézanne nel 1907, momento in cui numerosi artisti vennero riscoperti o introdotti per la prima volta all'opera del maestro, che risiedeva ad Aix-en-Provence, nel sud della Francia, e non esponeva a Parigi da anni. Molti tra coloro che ammirarono la retrospettiva si sentirono ispirati dalla sua audace assenza di tridimensionalità, dalla qualità materica della sua pennellata e dall'uso di tratti uniformi. Questa pittura di Georges Braque incarna perfettamente tale corrente cubista.
Cubismo Analitico (1910-12)
Durante questa fase, il cubismo si articolò in maniera estremamente sistematica, un'evoluzione che lo portò a essere identificato come il periodo analitico. Essa si fondava sull'osservazione meticolosa degli oggetti nel loro ambiente circostante, spesso raffigurandoli da molteplici angolazioni. Picasso e Braque confinarono i loro soggetti ai generi consolidati del ritratto e della natura morta, limitando altresì la loro palette a tonalità terrose e grigi tenui, al fine di attenuare la distinzione tra le forme frammentate di figure e oggetti. Pur mostrando sovente opere di aspetto affine, i loro interessi divergenti emersero col tempo. Braque propendeva per rappresentare gli oggetti come se esplodessero o si frantumassero in innumerevoli schegge, mentre Picasso li rendeva magnetizzati, con forze attrattive che convogliavano gli elementi dello spazio pittorico verso il fulcro della composizione, come possiamo ben cogliere in queste due tele:
Verso la fine di questa fase cubista, Juan Gris iniziò a lasciare il suo peculiare contributo allo stile: egli mantenne una netta chiarezza nelle sue forme, offrì spunti per una griglia compositiva e innestò una maggiore varietà cromatica in quello che era stato, fino ad allora, uno stile monocromo e austero.
Per comprendere appieno il prosieguo di questo affascinante percorso, vi invitiamo a proseguire con il nostro prossimo articolo: Cubismo: Dalla Sintesi alle Influenze Globali e in Brasile (Parte 2).









