
Frida Kahlo: Vita, Arte e l'Eterno Eco di una Ribelle
Scopriamo la storia di Frida Kahlo, un'artista la cui vita fu un'opera d'arte intrisa di passione, sfide e un'eredità che ancora oggi incanta.
Il genio aveva dedicato l'anima a dipingere la volta della cappella più celebre al mondo.
Sorprendentemente, impiegò oltre quattro anni, lavorando in condizioni quasi asfissianti.
La vita di Frida e Diego, come coppia, fu un turbine. Tanta passione, sì, ma anche liti incandescenti.
Condividevano la militanza nel partito comunista, un amore viscerale per l'arte e, va detto, una spiccata propensione per le relazioni extraconiugali.
Frida era bisessuale, e Rivera, a suo dire, non si curava delle sue avventure con altre donne; solo quelle con altri uomini lo irritavano profondamente.
Uno dei più celebri, ma avvenuto dopo la loro separazione, fu proprio con il rivoluzionario russo Leon Trotsky.

Negli anni '30, Frida incontrò André Breton, il teorico più influente del surrealismo. Rimase incantato da quella pittrice, "surrealista senza saperlo".
Espose a Parigi, finendo per essere, più o meno, annoverata in quel particolare movimento estetico.
Anni dopo, sotto l'influenza della febbre stalinista, l'artista avrebbe ripudiato il surrealismo, definendolo "una manifestazione decadente dell'arte borghese."
Nel 1939 Frida Kahlo parte, sola, alla volta di New York. Lì tiene la sua prima personale, alla galleria di Julien Levy, e riscuote un successo di critica clamoroso.
Si sposta poi a Parigi, trovandosi indissolubilmente legata al movimento d'avanguardia surrealista.
Incontra mostri sacri come Pablo Picasso, Wassily Kandinsky, Marcel Duchamp, Paul Éluard e Max Ernst.
Sempre in quell'anno, il Museo del Louvre acquista uno dei suoi autoritratti.
Ancora nel 1939, divorzia da Diego, scoprendo che lui aveva avuto una relazione con sua sorella Cristina per anni.
Rivera ebbe sei figli con Cristina; Kahlo non perdonò mai la sorella per questo.
Dopo aver scoperto questo tradimento, Frida si separa da Diego, ma i due tornano insieme nel 1940.
Con la morte del padre Guillermo Kahlo nel 1941, la coppia decide di stabilirsi nella casa che era stata del padre dell'artista: la "Casa Azul".
Oggi, questa è il museo dedicato alla pittrice, custodendo opere, abiti e tutti i suoi effetti personali.

Nel 1942, inizia il suo celebre diario, un luogo dove annota pensieri e dolori, arricchito da testi illustrati e vividi colori.
In uno dei suoi pensieri, datato 1952, mentre era costretta a letto, dichiarò:
"Non sono malata. Sono spezzata. Ma mi sento felice di rimanere viva finché potrò dipingere."


Le tragedie, nella sua vita, sembravano non darle tregua.
Nel luglio del 1953, Frida dovette affrontare l'amputazione della gamba destra, all'altezza del ginocchio.
Sul suo diario, annotò l'evento con un disegno della gamba amputata e la celebre frase:
"Piedi, a che mi servite se ho ali per volare?".
Sebbene condannata a convivere con cicatrici, visibili e invisibili, ritrasse con una bellezza struggente il suo quotidiano, facendo affiorare nelle sue opere dolori, paure, ma anche amori e gioie.
La sua altalena emotiva tra l'amore, gli esiti dell'incidente e le conseguenze di esso nella sua esistenza; i dolori intensi che provava, la lenta perdita dei movimenti, il dover ricorrere alla morfina per lenire il suo tormento: tutto ciò quasi la trasformò in una martire.
La notte prima di morire, era gravemente malata, affetta da polmonite.
Diego Rivera le si sedette accanto, vegliando fino alle 2:30.
Quella notte, Frida gli donò un anello che aveva custodito per diciassette anni, il periodo in cui la coppia era stata separata.
Quando lui le chiese il motivo di quel dono, lei rispose, con disarmante semplicità:
... Perché sento che ti lascerò molto presto ...
Il 13 luglio 1954, dopo un precedente tentativo di suicidio, Frida Kahlo, colpita da una grave polmonite, fu trovata senza vita.
Il suo certificato di morte riportò embolia polmonare come causa. Tuttavia, nessuno esclude che la vera ragione sia stata un'overdose di farmaci, forse accidentale, forse no.
Frida lasciò, come ultima annotazione nel suo diario, una frase che inquieta:
"Spero che la mia partenza sia gioiosa, e spero di non tornare mai più."

Questa è l'ultima pittura che completò, solo otto giorni prima di lasciarci.
Frida le diede quel titolo per celebrare la vita, per imprimere così alla sua opera un tocco di dolcezza, proprio come l'anguria, il frutto che più amava.
Il dipinto mostra un'intrigante giustapposizione: il rosso acceso dell'anguria tagliata e a fette contrapposto alla metà scura, quasi celestiale, una penombra.
L'elemento finale di quest'opera fu l'iscrizione, ben visibile in primo piano:
VIVA LA VIDA
Coyoacán 1954 Messico
Frida e i fiori nelle sue opere ...
Agli occhi di Frida, i fiori non erano semplici decorazioni; portavano con sé un'indicazione profonda di sessualità e di emozioni.
Non è raro imbattersi in riferimenti sessuali nelle sue opere. A volte sono sottili, altre meno, come in questo dipinto.
Qui, infatti, dipinge una pianta di mandragora, quasi una "bomba" che richiama la forma di un corpo umano;
la raffigurò con organi sessuali sia maschili che femminili.
Così come il sole, al di là della percezione umana, genera vita, i germogli-spermatozoi dello stame fallico e le foglie che ricordano una vagina strutturano l'utero di petali che assicura la creazione di una nuova vita.

Per approfondire la conoscenza dell'artista e scoprire altre sue opere, clicca qui: Frida Kahlo e i suoi Autoritratti









