Quadro a olio rinascimentale, dominato da blu e marroni profondi, che ritrae una figura umana dalle forme allungate e stilizzate.
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Manierismo

Manierismo

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Arthur

Cura Storica

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Il Manierismo, movimento artistico affascinante, si colloca tra il Rinascimento e il Barocco. Emerse in un periodo di straordinaria inventiva, proprio quando la pittura naturalistica aveva toccato il suo apice nella Firenze rinascimentale. Ma nuove scoperte scientifiche stavano già erodendo gli ideali umanistici. Così, le tele non celebravano più l'uomo come fulcro del cosmo, bensì lo ritraevano come figura isolata, quasi periferica, persa tra i grandi misteri della vita.

Gli artisti di Firenze e Roma, nel Cinquecento, presero a distanziarsi dalle influenze classiche, dirigendosi verso un'espressione più mentale e profondamente emotiva. Da qui, un netto scostamento dai ritratti fedeli, un ripudio dell'equilibrio, e la nascita di un linguaggio nuovo, drammatico, che non accettava più i confini del piano pittorico, della realtà o della semplice correttezza descrittiva. Asimmetrie audaci, un'ostentata artificiosità e un'irresistibile vena decorativa definirono, altresì, questa corrente.

Il primo Manierismo incarnò un atteggiamento antitradizionale che si estese fino al 1535. Seguì poi il Manierismo Maturo, dove un'estetica più complessa e artificiosa sedusse una clientela colta, diventando quasi un "gusto di corte". L'impiego del vocabolo "Manierismo", per circoscrivere un periodo distintivo nella storia dell'arte, emerse molto più tardi; fu Luigi Lanzi, un erudito storico dell'arte e archeologo del Settecento, a formalizzarlo.

Un tratto distintivo del Manierismo fu l'impiego della serpentinata figurativa, o "figura serpentina". Corpi umani prendevano forme sinuose, quasi serpi, con arti protesi, silhouette allungate e una grazia fluida, a "S". Queste immagini introducevano una dimensione soprannaturale, lontana anni luce dalle misurate interpretazioni classiche.

Molte opere manieriste presentavano figure o scene immerse in contesti non realistici, sovente senza alcuna logica contestuale. L'intento? Spingere lo spettatore verso un'esperienza più introspettiva e filosofica, ben oltre la semplice interpretazione letterale dell'opera.

I manieristi, in sostanza, rigettavano la mera riproduzione del reale nell'arte. Desideravano, invece, portare alla luce le complesse sfumature psicologiche di un'opera, ben oltre i soggetti mitologici o religiosi. Questi ideali forgiarono una produzione artistica profondamente evocativa del Divino, universalmente celebre per manifestare la spiritualità celata in ogni essere.

ARTISTI CHIAVE

Parmigianino (1503-1540)  - Artista italiano, fu il pittore di punta a Parma. Ritenuto un virtuoso eccentrico ma dalla tecnica impeccabile, lavorò anche a Roma e Bologna.

Giuseppe Arcimboldo (1527-1593) - Pittore italiano, Arcimboldo è celebre per i suoi inusuali ritratti, dove un umorismo surreale si sposa a una composizione unica, interamente realizzata con frutta, verdura, animali, libri e svariati oggetti.

Bronzino (1503-1572) - È riconosciuto come un maestro indiscusso del ritratto, le cui tele catturavano le convinzioni e i nobili ideali dei duchi Medici nell'Italia del Cinquecento. Egli raffinò un proprio stile, meticoloso e lineare, che traeva ispirazione tanto da Michelangelo quanto da Raffaello Sanzio. L'artista ci ha lasciato anche una serie di opere mitologiche, dove traspare il suo profondo amore per il simbolismo e la sua assoluta padronanza del colore.

El Greco (1541-1614) - Doménikos Theotokópoulos, nato in Grecia, visse gran parte della sua vita in Spagna, dove si guadagnò il soprannome di El Greco (Il Greco). La sua esistenza e la sua produzione artistica furono pervase da una profonda, viscerale devozione religiosa. Dopo aver padroneggiato la secolare tradizione dell'iconografia bizantina, una volta stabilitosi definitivamente in Spagna, attinse ispirazione soprattutto dal Rinascimento, sia italiano che iberico.

Caravaggio (1571-1610) - Insigne pittore italiano, creò opere dirompenti e rivoluzionarie, un vero pioniere nell'uso drammatico della luce e nella rappresentazione di figure sacre con abiti e posture assolutamente moderni. La sua influenza fu profonda sui contemporanei e sui movimenti artistici che seguirono, in primis il Barocco e il Realismo del XIX secolo.

Tiziano (c.1488-1576) - Tiziano Vecellio fu uno dei giganti del Rinascimento, vanto della Scuola Veneziana. Egli seppe fondere con maestria le intuizioni dell'Alto Rinascimento e del Manierismo, plasmando uno stile ben oltre il suo tempo. Fu uno dei ritrattisti più acclamati dell'epoca, e non disdegnò una vasta produzione di soggetti religiosi e mitologici. Il suo impatto sui contemporanei fu immenso; le sue tele, in effetti, anticipano il dramma emotivo dell'arte barocca, influenzando profondamente gli artisti più innovativi.

Paolo Veronese (1528-1588) - Paolo Caliari, il veronese che prese il nome dalla sua città natale, è universalmente riconosciuto tra i più illustri maestri del tardo Rinascimento. Appartenente alla Scuola Veneziana, si affermò come un colorista superbo, capace di dipingere l'eleganza e la magnificenza attraverso narrazioni che svelavano il loro profondo senso grazie a schemi cromatici ricchi e scorrevoli.

Benvenuto Cellini (1500-1571) - Cellini, insigne scultore italiano, è unanimemente considerato il massimo orafo del suo tempo. Fu anche l'autore della celeberrima "Autobiografia". L'opera qui sotto, spesso definita "capolavoro della scultura manierista", incarnava perfettamente il gusto decorativo, sontuoso e raffinato, della corte francese.

Tintoretto (1518-1594) - Jacopo Robusti divenne celebre come Tintoretto, soprannome che derivava dalla professione di tintore del padre (tintore in italiano). La sua produzione artistica è segnata da un'audacia inventiva, sia nel tratto che nella struttura compositiva. La maggior parte delle sue tele sono narrazioni vibranti, animate da un uso sapiente della luce e da gesti di un'intensità drammatica. Fu profondamente influenzato da Tiziano per la sua maestria cromatica, e dalle forme energiche di Michelangelo per la resa scultorea delle sue figure.

OPERA IN EVIDENZA - ARTE COMMENTATA

Tintoretto, nella sua lunga carriera, dipinse l'Ultima Cena svariate volte. Questa versione specifica si presenta quasi come un banchetto dei poveri, dove la figura di Cristo si confonde tra la moltitudine degli apostoli. Eppure, una scena dal sapore soprannaturale, con figure alate, emerge dalla luce che avvolge il suo capo. Tutto ciò conferisce al quadro un carattere visionario, che lo distingue in modo lampante dalle rappresentazioni precedenti dello stesso soggetto, come quella di Leonardo da Vinci. La curiosa inclinazione diagonale del tavolo trova la sua spiegazione nella collocazione originale del dipinto, sulla parete destra del presbiterio di San Giorgio Maggiore.

L'Ultima Cena è stata, fin dai primordi del Cristianesimo, un soggetto di inesauribile fascino nell'arte. Questa predilezione si manifestò con particolare forza durante il Rinascimento, che ci ha consegnato la sua interpretazione più celebre: l'affresco di Leonardo da Vinci nel refettorio di Santa Maria delle Grazie, incarnazione perfetta dell'estetica dell'Alto Rinascimento.

Mezzo secolo dopo che Leonardo ebbe completato il suo capolavoro, il sommo pittore veneziano Tintoretto si lasciò egualmente affascinare dal medesimo soggetto. Nelle sue mani, però, l'armonia rinascimentale si dissolve, cedendo il passo a un'atmosfera più caotica, tenebrosa e intrisa di un profondo misticismo.


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