
Simbolismo: Espansione Europea e l'Eredità Artistica
Il Simbolismo si diffuse ben oltre la Francia, plasmando l'arte europea con la sua ricerca dell'invisibile e del misterioso. Un'eredità che ancora risuona.
Il Simbolismo oltre la Francia
Fernand Khnopff, figura preminente tra gli artisti belgi, diede vita a un'opera come La Sfinge, annoverata tra le icone del Simbolismo pittorico. Attivo in Belgio fu anche James Ensor, il quale elaborò una sua singolare interpretazione del Simbolismo, attingendo a immagini carnevalesche; così come William Degouve de Nuncques, le cui tele intime ci conducono nel recondito universo dei sogni e dell'immaginazione. I suoi dipinti, quasi sempre avvolti nell'oscurità notturna, rischiarati da stelle o finestre illuminate, invitano a una profonda riflessione sul nostro mondo interiore.
Tra i simbolisti olandesi di maggiore rilievo, troviamo Jan Toorop e Johan Thorn Prikker. Toorop conobbe il Simbolismo in Belgio e, a sua volta, spinse Prikker a indagarne le espressioni. L'infanzia di Toorop, trascorsa a Giava, in Indonesia, marcò profondamente la sua arte e la sua investigazione del mondo onirico, del subconscio e del regno delle ombre. Forme che richiamano i burattini delle ombre giavanesi affiorano spesso nelle sue creazioni.
Nei paesi germanici, Arnold Böcklin fu una personalità di spicco del Simbolismo. La sua interpretazione del movimento era meno tenebrosa rispetto a quella di molti suoi contemporanei. Si lasciava ispirare dalla calda luce italiana e dal fascino dell'antichità. La sua opera più celebre è L'Isola dei Morti, di cui realizzò ben cinque versioni. Egli stesso la definì "un luogo tranquillo" e la creò per una giovane vedova che gli aveva richiesto di dipingere "un'immagine per sognare".
In Austria, le opere di Gustav Klimt svelano il legame profondo tra il Simbolismo e movimenti coevi come l'Art Nouveau. Le tele sontuose di Klimt indagarono le pulsioni creative e distruttive della sessualità femminile. Un'opera, quella di Klimt, spesso aspramente criticata e persino celata allo sguardo del pubblico all'epoca, che oggi si rivela un vivido specchio dei desideri e delle inquietudini di quel tempo.
In Scandinavia, il norvegese Edvard Munch intrattenne uno stretto legame con i simbolisti. Visse un periodo a Parigi, per poi stabilirsi in Germania negli anni Novanta dell'Ottocento. Il suo stile viene spesso definito Naturalismo Simbolico, poiché le sue tematiche affondano le radici nelle reali angosce della modernità, piuttosto che in rappresentazioni mitologiche o esotiche. Indagando le zone più recondite della psiche e la sofferenza umana, Munch affrontò frequentemente nei suoi dipinti temi quali la malattia, la solitudine, la disperazione e l'angoscia mentale. Realizzò la sua opera più celebre, L'Urlo, dopo un'intensa esperienza vissuta durante una passeggiata al tramonto, quando fu improvvisamente sopraffatto da un indicibile senso di disperazione, percependo un grido infinito trapassare la natura.
Tra i simbolisti slavi di spicco figurano František Kupka e il ceco Alphonse Mucha. Entrambi gli artisti soggiornarono e operarono a Parigi, sviluppando stili che spesso si accostavano al Simbolismo. Mucha conquistò la fama grazie ai suoi manifesti in stile Art Nouveau, realizzati partendo da fotografie di modelli. Se Kupka si addentrava nelle profondità del subconscio, del soprannaturale e delle sofferenze del suo tempo, l'opera di Mucha si presentava decisamente più leggera, priva di quell'intensa angoscia e sofferenza così emblematiche nella maggior parte delle espressioni simboliste.
La visione dell'artista belga James Ensor incarna un esempio di come l'abissale, l'eccessivo, il voluttuoso e l'assurdo si fondessero con la decadenza e il desiderio di morte; lo sguardo dell'anima che si sottrae al mondo, unito al misticismo di fine Ottocento, divenne così il Simbolismo, precursore e ispiratore del futuro Surrealismo.
I Nabis
Dal termine ebraico e arabo per profeti – e, per estensione, l'artista come il veggente – I Nabis furono un gruppo simbolista fondato da Paul Sérusier nel 1889, prendendo ispirazione dal suo dipinto Il Talismano. Pur non condividendo le medesime convinzioni religiose o politiche di altri simbolisti, i Nabis aspiravano a un contatto con una forza superiore: credevano che l'artista avesse il ruolo di un sommo sacerdote, capace di svelare l'invisibile. Il loro stile affondava le radici nell'opera di Paul Gauguin, manifestandosi in una pittura piana e stilizzata, sebbene i soggetti differissero, concentrandosi spesso su interni domestici, come nel caso di Édouard Vuillard e Pierre Bonnard. Molti artisti Nabis contribuirono alla rivista simbolista La Revue Blanche, al fianco dei loro omologhi letterari.
La fine del Simbolismo
L'idealismo intrinseco al Simbolismo divenne, in seguito, la ragione della sua rinuncia. La Prima Guerra Mondiale portò una profonda disillusione; la bellezza, forse ingenua, dell'arte simbolista venne così rifiutata e aspramente criticata. Il Modernismo prese il sopravvento, spingendo gli artisti verso direzioni del tutto inedite, desiderosi di opporsi alla violenza e alla distruzione della guerra, e di elaborarne i traumi. Movimenti come il Dadaismo e il Surrealismo emersero, ognuno a suo modo, portando con sé elementi del Simbolismo, pur esplorando nuove vie e cercando risposte in un'arte irrazionale, primordiale e talvolta selvaggia.
Lettura dell'opera in evidenza: "Notte" di Odilon Redon
Notte, di Odilon Redon - Nel 1910, Redon decorò la biblioteca della tenuta di Gustave Fayet, suo amico e artista che, nel 1908, aveva acquistato l'abbazia medievale con l'intento di restaurarla. Per l'occasione, Redon creò due grandi pannelli, Giorno e Notte, per le due pareti, e un pannello più piccolo sopra la porta, raffigurante quattro cavalli in omaggio alle decorazioni del soffitto di Eugène Delacroix per il Museo del Louvre. Questo, immerso in uno scenario di toni dorati e fiori, esprime la gioia che Redon infondeva nei suoi dipinti. Nei pannelli, egli contempla retrospettivamente la propria opera. Notte è di per sé simile a un sogno. La rappresentazione delle figure in tonalità più scure suggerisce che esse abitino il mondo notturno del sonno e della reverie. Le farfalle, per Redon, erano creature di luce che emergevano dalla "crisalide delle tenebre". Se da un lato egli riconosce i suoi noirs nelle figure cupe, dall'altro la luce dorata circostante attenua l'oscurità, in modo che la scena evochi una sorta di paradiso pacifico e immaginario.









